Bimbo rom muore, è il quinto in due anni di vagabondaggio dopo lo sgombero dall’Asi

mano-baby-romIl vento fa volare le cartacce e spezza in due i piccoli che vagano da soli per il campo. Corrono sotto la pioggia cercando riparo nelle roulotte, mentre le tende si accartocciano e i panni di stoffa pesante che occultano le assi di legno delle latrine si ribellano rivelando i buchi scavati in terra. Nel campo rom di Ponte Riccio quando diluvia non è mai un giorno di festa e la morte di Gabriele, di soli due mesi, porta ancora più tristezza. La maggior parte delle famiglie si trova davanti all’obitorio dell’ospedale San Giuliano, dove i sanitari hanno fatto il possibile per rianimare il piccolo. Gli altri restano al campo ad aspettare. Il lutto è di tutti. E appena la salma sarà liberata, la veglia intorno al fuoco durerà una settimana intera. È già successo altre volte, nell’indifferenza generale. I dati sulla mortalità dei neonati impressionano. È il quinto bimbo che muore nel giro di due anni; è il sesto, invece, se si conta anche il piccolo deceduto agli inizi di aprile 2011, la cui morte fece slittare di qualche giorno la data delle operazioni di sgombero della zona Asi. Si tratta, comunque, di sei dei 147 bimbi al di sotto dei cinque anni – su un totale di 275 minori – dei 387 rom che da due anni vagano sul territorio di Giugliano, in attesa di potersi sistemare in uno spazio attrezzato. Al Comune dicono che il campo provvisorio di Masseria del Pozzo dovrebbe essere consegnato entro il 15 marzo. 

Crolli e misfatti sul lungomare. Sbiadita la cartolina della bella Napoli Aspettando la Coppa America

 Stamattina sono capitata in vespa a piazza Vittoria e via Partenope col traffico mi ha scioccato. Mi sono data un pizzicotto per quanto ero allucinata. Poi, ho chiesto a una coppia di vigili il motivo della “violazione” alla santa ZTL e mi hanno risposto che la circolazione era stata deviata  a causa del crollo di un palazzo alla riviera di Chiaia. Che allucinazione. Sono andata sul posto, ovviamente, in piazza della Repubblica, a pochi passi dal cantiere della metro. E ho visto uno dei più bei palazzi di Napoli con una ferita nel bellissimo bugnato grigio. Una parte della facciata imponente era crollata in terra poche ore prima e alle pareti degli appartamenti si vedevano i quadri appesi. Mi è sembrato di intrufolarmi in casa di qualcuno, violandone l’intimità. Dietro le ringhiere della villa comunale c’erano tante persone. Ho sentito dire “non si trovano una vigilessa e il portiere”, “all’ultimo piano c’è una piscina”, “ci sono altri palazzi pericolanti”, “ci sono infiltrazioni d’acqua sotterranee”, “i palazzi tremano tutti a lungo a causa dei lavori della metro”, “de laurentiis è un mappino” (ma questo aveva a che fare col calcio). Per fortuna, non ci sono stati morti, nè feriti. Ma la cosa inquietante è che i mezzi pesanti continuavano a lavorare producendo un sinistro cingolio. Terribile. A 30 metri dal palazzo crollato, ce n’è un altro i cui fregi esterni non sono in linea e, almeno all’occhio non esperto, sembrerebbe evidente che qualcosa non va…Ma com’è che nessuno ha fermato i lavori in via cautelativa? Come si fa a decidere in poche ore che non c’è pericolo? Napoli fa un passo avanti e mille indietro, da sempre. Manco il tempo di abituarci all’idea di essere “liberati” dal traffico che siamo ritornati con le auto sul lungomare e con un’altra tragedia da gestire. Tutto questo mentre ci dovremmo preparare ad accogliere il ritorno della Coppa America. Siamo veramente degli sfigati o non sappiamo produrre niente di buono e duraturo? Doverosa la citazione del Pino Daniele che piace a quelli della mia generazione: “Se ne careno ‘e palazzi e a nuje c’abbrucia ‘o mazzo”.

Il Papa dà il buon esempio ai politici: sulle poltrone non bisogna restarci seduti per forza una vita intera

Pur avendo fatto voto di non farmi cooptare dalle polemiche sulle elezioni politiche, devo assolutamente registrare le dimissioni del Papa: sono troppo clamorose per poter essere ignorate, anche perchè arrivano in piena campagna elettorale (e mentre in tv impazza il televoto per San Remo). Un evento di portata storica che trova precedenti solo molti secoli fa. La scelta di Benedetto XVI di abbandonare il ministero mi fa venire in mente il film di Nanni Moretti, che raccontava delle difficoltà di un pontefice appena nominato ad affrontare lo stress dell’incarico. Senza fare dietrologia, credo che il suo gesto meditato a lungo, arrivi ora proprio per segnalare ad altri che – fatti conti con la propria coscienza, i propri limiti o almeno con gli elettori- nessun incarico può essere conservato a vita senza il consenso della gente e la lucidità per portarlo a compimento nella maniera giusta e adeguata. Che centrino gli scandali finanziari non si può dire. Che centri anche il voto alle politiche nemmeno. Una considerazione spicciola si può fare, specie dopo aver visto le liste al Parlamento della Campania: “Signori, prendete esempio dal papa. Se può farsi da parte lui, voi cosa aspettate?”. Ops…per questo giro, è troppo tardi, mi sa. E porcellum sia…

Giugliano sconosciuta ai militari della Nato

foto (1)Inquinamento e degrado scoraggiano le visite sul territorio e in molti preferiscono restare a vivere a Napoli e Pozzuoli nonostante il trasferimento definitivo del Comando da Bagnoli a Lago Patria. Come condannare la scelta? I cantieri per le infrastrutture non sono ancora partiti, è rimasto sulla carta il progetto della scuola internazionale. All’ospedale di Giugliano, poi, sono pronti ad accogliere i militari per le visite di routine, ma raccomandano di andare a Pozzuoli per le emergenze. Questione di vicinanza territoriale, ovviamente. Che il litorale fosse un quartiere di disservizi lo denunciano da tempo i 40 mila residenti, che contavano sull’arrivo della Nato per vedere riqualificata la zona. Inutile dire che la promessa non è stata mantenuta. E nonostante un taglio del nastro in pompa magna, col ministro della difesa Di Paola e i vertici militari della Nato, la cittadella sarà pronta per la prima operazione solo tra due anni. Al suo interno non funziona ancora nemmeno il riscaldamento, non c’è ancora la mensa e i negozi verranno aperti solo tra qualche settimana. Al momento ne beneficiano ristoratori e commercianti, ma la loro felicità durerà poco. Intanto, è stata asfaltata solo la strada della rampa di accesso a Lago Patria, anche se manca ancora la segnaletica orizzontale. I residui dell’accampamento rom sono spariti e mancano all’appello anche le erbacce sul cavalcavia. Le buche su via Madonna del Pantano si interrompono proprio all’inizio del lungo perimetro dell’area militare. Tutto intorno il solito degrado. Resta sulla carta per carenza di fondi, infatti, il progetto di una scuola internazionale per 800 studenti, che sarebbe stata aperta anche al territorio. Così, intanto, i figli dei civili viaggiano tutte le mattine verso Bagnoli.

Vince Obama, ma in Italia non sbarak la brutta politica

Yes, in Usa they can. Cioè in America possono pure vincere i democratici, ma lo fanno senza preoccuparsi che mentre loro festeggiano continuano a essere eseguite le pene capitali. La prima di questo mandato, con in’iniezione letale, solo poche ore fa. Un orrore che si perpetua nell’America che tutti sognano, dove regna sovrana la libertà e, quindi, anche la possibilità di acquistare un’arma e fare fuori tutto il vicinato, travestiti da gangster o da topolino. Tutto negli states diventa un gioco da ragazzi. Vincere, fare soldi, avere successo. Lo raccontano i telefilm dagli anni Ottanta. E noi, come gli albanesi di una volta con l’Italia, ci caschiamo ancora. Ma questo significa la parola democrazia? Essere forti e permettersi di uccidere, con le bombe intelligenti e con la pena di morte? A me non dice più nulla manco il suono. Democrazia…Qua in Italia si tenta coi democratici di inseguire ogni volta lo stesso sogno degli americani, essì, capita di sentirci fratelli sempre a ridosso delle elezioni politiche. Ma la strada del cambiamento italiano all’americana (cioè con una campagna nazionale di mobilitazione) che però passa attraverso un processo di rottamazione, mi fa venire i brividi. La lotta Renzi vs Bersani “ci starnuta fuori dalle stanze”(cito gazzè) e sinceramente restare sul corridoio stavolta, come sempre, mi sembra una condizione forzata. E ora, che non posso manco dire di appartenere alla Generazione U, ancora più di prima. D’Alema pensaci tu.

Morire a Giugliano? Solo roba per ricchi

Chi morisse oggi, resterebbe senza posto. Mentre non avrebbe problemi, invece, un defunto già in possesso di una cappella gentilizia, con relativa fossa – ovviamente privata – per l’inumazione. Così l’insegnamento de “‘A livella” di Totò si perde nella notte dei tempi. Intanto, ieri sono stati riempiti gli ultimi due spazi comunali, realizzati scavando con i martelli pneumatici a ridosso delle aiuole, e da oggi scatta l’emergenza spazio per i cari estinti. Per scongiurarla, a nulla sono valse le misure emergenziali, come l’ordinanza che ha consentito al Comune di liberare 50 fosse, tra quelle ancora occupate dal 1989 al 2002. Quelle del Comune, per un totale di 1.074 sono tutte occupate. E diventa facile farsi due conti. A Giugliano, con una media di 1,5 morti al giorno, e una popolazione di quasi 140 mila residenti, e tenendo conto che la legge impone esumazioni decennali, sarebbe necessario un nuovo campo di inumazione con 4 mila fosse. Si tampona, intanto, con 500 nuove ma i tempi restano lunghi: occorrono due mesi per realizzarle, a partire dall’avvio del cantiere, previsto il 5 novembre subito dopo le commemorazioni dei morti per non creare disagio ai visitatori. Ma fino ad allora per noi poveri maronni sarà un problema morire. I più ottimisti la prendono come buonaugurio.

“Non siamo noi i razzisti, sono loro che sono rom. Ma siamo tutti poveri allo stesso modo”

“Ecco perchè se ne devono andare: distruggono l’economia, appiccano incendi, sporcano e non si adeguano alle nostre regole e leggi”. Se questa regola valesse per tutti, Giugliano si spopolerebbe. Ma l’esodo dei rom, a caccia di un terreno dove sistemarsi definitivamente dopo la serie di sgomberi, sta facendo salire alle stelle la tensione sociale. E in mezzo a tanti cittadini, davvero persuasi che i rom debbano poter vivere in condizioni dignitose seppur ma lontano da casa loro, ce ne sono alcuni che non solo desiderano averli lontano, ma desiderano  farli sparire proprio da Giugliano. In che modo? Beh, questo non è chiaro, ma il metodo adottato dai politici locali è trasparente. In aula hanno detto due volte No ad altri insediamenti dopo aver ospitato 200 rom nel campo attrezzato dal Comune. E allontanano da loro la risoluzione del problema per non assumersi, in vista delle elezioni amministrative, decisioni, come la scelta di ospitare un altro campo attrezzato,  che sarebbero in ogni caso impopolari. Per non inimicarsi gli elettori, preferiscono rifiutarsi: una colpa, non grave elettoralmente visto che i membri dei comitati per i rom non votano a Giugliano, e che i  rom non votano proprio. E, per non sentire il carico del lassismo e dell’indifferenza o, peggio, dell’accusa di razzismo, i politici si rifugiano in una realtà parallela, chiedendo aiuto agli enti sovracomunali (sono partiti già Sos a Caldoro e al ministro Interno), cioè a una specie di comitato di extraterrestri che arriva bonifica le aree inquinate, sistema su Marte i rom, e restituisce a Giugliano porzioni di terra, magari da destinare alla speculazione edilizia. Le case senza monnezza e senza rom valgono di più. Sono sognatori, in pratica, come quelli che vorrebbero i ragazzi di colore felici a casa propria e le donne dell’est felicemente sposate nei loro paesi d’origine. Ma i giuglianesi sono razzisti? La categoria ha propri rappresentanti anche in città, eh. Ma ora a protestare sono quelli che difendono le ragioni, legittime, di chi teme di essere derubato di quelle poche risorse che ancora garantisce il nostro sistema di welfare. Siamo noi, i nuovi poveri o quelli che hanno paura di diventarlo. La questione rom è diventata un’emergenza sociale ed economica. La vicinanza con un campo rom ha penalizzato per prima le aziende dell’Asi, poi il parco commerciale Auchan, poi l’immagine della cittadella militare Nato e delle imprese turistiche e anche i proprietari delle case là intorno che le fittano agli americani. Due sabato fa, erano scesi in piazza a Lago patria, ora i contadini e i fedeli della parrocchia Stella Maris, a Ponte Riccio, a pochi passi dal cavalcavia sotto al quale i rom si sono accampati dopo la protesta dei residenti del litorale. Sono un problema, questo è evidente. Il problema dell’accoglienza (no, sì, ma dove?) si trascina da anni e la serie di sgomberi (dall’Asi dove avevano vissuto per trent’anni fino ad aprile 2011 e poi da una serie di campi occupati abusivamente) ha costretto 387 rom, di cui 212 minori, rimasti esclusi dal campo attrezzato del Comune, a girovagare sul territorio da un anno e mezzo. Un esodo che, di sgombero in sgombero, costa molto, anche in termini sociali. Fa paura, ma non viene fermato. Segno che la soluzione, evidentemente, addirittura terrorizza.

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