“Il messaggio di pace unisce e ci rende forti: tutti insieme ce la possiamo fare ad affrancarci dai conflitti, dalle guerre e dalla criminalità”. Lo ha detto Pino Arlacchi, europarlamentare e presidente della fondazione Giovanni Falcone intervenendo alla prima delle tre giornate della II edizione di Awop (a wordofpeace.net), manifestazione promossa da Illimitarte con il patrocinio di Comune e Provincia, che ha come testimonial padre Alex Zanotelli.
Stamattina la manifestazione è stata aperta dalla marcia dei bimbi per la pace.
“C’è voglia di cambiamento e noi ci proponiamo di amplificarlo mettendo in rete le forze sane di questo territorio”, dice Lello Cardone, presidente di Illimitarte. “Vogliamo sensibilizzare la cittadina- ha detto l’assessore alla cultura, Vincenzo Palumbo- e dimostrare che questa terra ha voglia di riscatto”.
Nel centro storico chiuso al traffico, dalle 17 alle 24, fino a domenica tre palchi ospiteranno momenti di spettacolo e dibattito contro la violenza, il razzismo e le mafie. La seconda edizione celebra i venti anni dalla caduta del muro di Berlino.
In calendario l’esibizione di 300 artisti, che arrivano da ogni parte di Italia, impegnati in performance di musica, arti visive, teatro e danza, video reportage e reading letterari.
Sul palco band emergenti e artisti noti come Carlo Faiello, Bidonvillarik, Marenia, Safylle, Max Petrolio.
Coinvolte quaranta associazioni culturali, ambientaliste e umanitarie, come Stop razzismo, Medici senza frontiere, Unicef, Gea Legambiente, No mafia zone, Wwf, Ali, Terra dei fuochi, Liternum sviluppo, Proloco Villaricca, Cittadinanza Attiva, Croce Rossa Giugliano, Opera nomadi, Confesercenti. Calendario su www.aworldofpeace.net
Interviste in diretta sulla web radio www.anbruradio.org
C’è alle porte un bellissimo momento di integrazione e solidarietà, una festa delle arti e della pace alla quale partecipano decine di associazioni. Insomma, una rete per cadere senza traumi in questo mondo difficile….Che cos’è? Si tratta di una tre giorni di eventi per la pace nel centro storico: si svolge dal 3 al 5 luglio la seconda edizione dell’Awop (a world of peace), che quest’anno dedica la rassegna al ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Oltre ogni barriera, insomma, con trecento artisti in strada per lanciare messaggi a favore dell’integrazione sociale e contro la violenza. Per l’occasione piazza Maione, i giardini della biblioteca civica e la villa comunale si trasformeranno in un unico teatro all’aperto per ospitare, dalle 17 alle 24, performance di arti visive, danza, teatro, musica e reading letterari. Il progetto è dei giovani musicisti di Marenia e dell’associazione Illimitarte (presieduta dall’instancabile Lello Cardone) che sottraggono i ragazzi dalla strada insegnando loro le note e l’arte del riciclaggio, anche con la creazione di un ensemble musicale simbolo come i Bidonvillarik. La kermesse viene promossa col patrocinio di Provincia e assessorato comunale alla Cultura, retto da Vincenzo Palumbo (che è stato capace di apprezzare e comprendere la portata dell’evento sin da subito). Il testimonial dell’evento è Alex Zanotelli; hanno aderito Stop razzismo, Unicef, Gea Legambiente, Wwf, Ali, Cittadinanza Attiva, Medici senza frontiere, Confesercenti, Liternum sviluppo, Proloco e molti media locali. La seconda edizione di A world of peace dedica degli eventi alla Marcia mondiale per la pace e alla non violenza. Calendario su www.aworldofpeace.net .
Sono cresciuta tentando di imitarlo nel ‘moon step’ e ho seguito con stupore i suoi tentativi di sbiancare la pelle, sono rimasta delusa quando è stato coinvolto in quelle storiacce di pedofilia. Stamattina sono rimasta colpita quando un mio amico mi ha detto della sua morte appena mi sono svegliata. “Con Mickael Jackson, morto improvvisamente ieri notte per un arresto cardiaco nella sua residenza di Holmby Hills, sulle colline di Los Angeles, se ne va un mito, amato, ma anche molto controverso per i suoi eccessi e le sue follie”, scrivono sui siti. Per me va via un artista.
Non sono mai abbastanza quelli che partecipano alle feste contro la camorra, che non ci piace ma che guadagna sempre quello sguardo indulgente incapace di condannare senza riserve. Senza se e senza ma, insomma. Ma non sono pochi e nemmeno da soli. In queste ore nel casertano, la patria dei casalesi, si svolge una festa bellissima nei beni confiscati ai clan promossa da “Libera associazione contro le mafie”. Quella di don Ciotti, per intenderci. Sul palco venerdì sera c’era anche lo spirito don Peppe Diana, ucciso dalla camorra per aver avuto il coraggio di dire no, e di gridarlo pure forte, alle illegalità. Accanto a lui c’erano artisti veri e popolari (sia perchè di questa terra, sia perchè famosi) e c’erano anchei miei amici. Che fossero lì perchè sono dei musicisti in gamba è ovvio, che fossero lì perchè lottano contro la camorra e le ingiustizie è significativo. Ne sono orgogliosa, veramente. Loro sono i Bidonvillarik, ovviamente, che assieme a Carlo Faiello (ideatore di Tammorra vs camorra), ai Kalifoo Ground System, agli ‘A67, a Zì Riccardino con le donne della tammorra…hanno fatto ballare e divertire ed emozionare e sentire al sicuro da questo gruppo organizzato di criminali, le persone che, come me, sono andate a Castel Volturno a calpestare il terreno che era della camorra e che adesso è nostro. Grazie a chi ci è voluto venire.
La tre giorni si chiude domenica 21. Calendario eventi per la legalità su www.liberacaserta.it.
In montagna non c’è silenzio più bello che quello rotto dalle chiacchiere e dalle risate dei tuoi compagni di viaggio. Tutti insieme, provati ma sempre sorridenti; pronti alla battuta ma anche a tendersi una mano. Tutti insieme nei boschi o sulle creste battute dal vento a contare i passi che ci allontanano dal mondo caotico, ad ammirare i piccoli miracoli della natura che persino la nostra Campania continua ancora a mostrarci; con l’unico fardello in testa dell’euforia regalata dal vino buono e la preoccupazione di cogliere con l’obiettivo l’immagine più bella. Un abbraccio caloroso che ti solleva dalle pene e che ti consente di abbandonare a casa i pensieri sul mondo (e la politica domenica di preoccupazioni me ne ha date, eccome). Due parole messe in fila non liquidano di certo cosa si prova nel camminare in un bosco con il canto degli uccelli, nel raggiungere una cima (quando ci arrivi, eh…) per godersi panorami mozzafiato. Ma credetemi, è un toccasana per la mente, indispensabile per liberare il cervello. Tutto qesto succede assaporando il gusto speciale di condividere con gli altri il pane, il salame, la frittata, la grigliata di salsicce, la percoca nel vino, la torta al cioccolato. E i sorrisi, gli abbracci. E quante risate. Non è vero che chi ama il mare non apprezza la montagna, io ne sono un esempio. In alta quota o in barca, ognuno trova quello che di bello porta dentro di sé. Lo scopre e lo offre anche agli altri. Specie se questi altri sono le teste di legno di lerkaminerka….(nella foto di giovanna- pausa pranzo- sentiero anarchici).
Questo è il bello che cerco nel trekking per non sentirmi troppo clandestina in questa orrenda “terra dei cachi”.
Mentre Taverna del Re comincia in anticipo sulla stagione estiva a prendere fuoco e a regalarci un altro po’ di diossina nell’aria e sulle coltivazioni di fragole e pomodori, nel centro storico di Giugliano sono cominciati da un po’ i festeggiamenti della Madonna della Pace che, stasera, prenderanno corpo con la prima delle processioni che portano sul carro trainato dai buoi la statua della Vergine Nera (nella foto di r.m) e, in strada, migliaia di fedeli appassionati. Un rito che si compie per tradizione e che impegna anche le forze dell’ordine. Migliaia di appassionati tifosi, invece, c’erano stamattina a mezzogiorno lungo il percorso del Giro d’Italia. Sulla Domitiana i bimbi che non hanno resistito al richiamo dellamaglia rosa, hanno ripreso i venti secondi del gruppo compatto che si muoveva a 40kmh tra Licola e Lago patria. Un clic e un’immagine in movimento per immortalare il momento storico.
Insomma, sport e religione portano la gente per strada, le bombe ecologiche che ci scoppiano sotto al naso, invece, non solo non fanno scattare la protesta civile, ma non indignano nemmeno più.
Giugliano arde di passione, ma la politica- anche quella del territorio da cui dipendono salute e benessere sociale- non interessa più a nessuno. E con questo spirito, la prossima settimana ci recheremo alle urne. Io sarei preoccupata….
L’anno scorso il premier aveva strappato al centrosinistra decine di Comuni impegnati nelle amministrative e, ora, sotto il sole cocente di maggio, la propaganda si fa ancora più aspra per il rinnovo dei vertici della Provincia di Napoli e delle Europee. Solo che stavolta i cumuli di spazzatura, miracolosamente occultati per un po’ ma che in realtà non erano mai spariti, adesso traboccano….. I cumuli stanno crescendo nuovamente a dismisura un po’ ovunque e lo testimoniano anche le decine di video pubblicati dai cittadini su youtube. Nel Casertano, ad Aversa, ma anche e soprattutto nel napoletano, tra Giugliano, Quarto, Marano, Villaricca e Qualiano. Rifiuti che bruciano agli angoli delle strade mentre quelli rimossi ingolfano l’ex Cdr della zona Asi, ora diventato impianto di tritovagliatura [Stir]. E qui, nei comuni che ospitano il maggior numero di impianti per lo smaltimento e di discariche autorizzate realizzate in Italia, la presenza di quelle abusive in strada è una vera beffa per chi ci vive accanto. Insomma, sotto il sole cocente crescono i cumuli di spazzatura e vacilla il consenso di Berlusconi, che proprio sull’«emergenza rifiuti» aveva incentrato la sua campagna elettorale, facendone il cavallo di battaglia. L’emergenza c’è ancora, la raccolta differenziata non è ancora partita e le inchieste sui rifiuti fanno discutere. E ogni manifesto fa la sua bella figura sopra un cumulo di monnezza.
A cena con un amico si discuteva delle donne in politica. “Le deputate di Berlusconi sono le più belle”. “E siamo d’accordo”. ” Ma sono anche quelle più giovani”. “E’ pacifico…”. E poi, avanti così, tra luoghi comuni e sussulti ormonali. Evabbuò. Ma ci fa più rabbia o invidia l’esercito di ministre e deputate col fisico da veline in giro coi tacchi a spillo in parlamento? Il governo Berlusconi le vuole così: rampanti, bonazze e luogo comune, poco intelligenti. Così almeno ce la raccontiamo noi per confortarci. La sinistra le ha viste per anni così: forti, intelligenti, determinate e… coi baffi. Le parlamentari elette per concorso di bellezza non hanno mica – ci diciamo- gli stessi requisiti delle donne di partito di una volta, di grande cultura, capaci di grandi idee rivoluzionarie e con esperienze nelle università e per le strade, che portano i sandali bassi e pensano a lavorare piuttosto che a farsi massaggiare nelle Spa o a gonfiare tette e labbra da un chirurgo. Le donne di sinistra che fanno carriera sono donne che lavorano in politica da anni, che si scontrano a viso aperto con la resistenza dei colleghi maschi inimicandosi anche l’esercito di uomini poco pratici e maschilisti che incontrano sulla loro strada. Mica sono ex soubrette o attrici mancate o personaggi spuntati fuori dal clan familiare o dal tubo catodico della tv. Sono donne che parlano agli uomini senza smancerie, come se fossero degli uomini loro stesse. Per anni hanno dovuto archiviare la sensualità e ora, anche se godono di grande considerazione, sono rimaste poco attente alla loro femminilità, stancamente dimentiche di svolazzi e cerette. Mica fresche e senza sofferenza come quelle di centrodestra. Peccato che le donne belle e appariscenti di centrosinistra siano poche (ce ne sono, eh. ce ne sono). Si farebbero notare, come le altre. Con l’arma in più di essere in grado di farsi anche ascoltare. Niente di più bello e sexy per un elettore.
Lungo la circumvallazione esterna del Giuglianese ci siamo abituati a vedere di tutto. Puttane bianche e nere, cumuli di immondizia, erbacce altissime, colonne di fumo nero, morti per incidenti stradali, morti per rapina, morti travolti da auto pirata, attraversamenti di ferro trasformati nei ponti con i lucchetti che si vedono nei film ambientati nella roma di moccia e, di conseguenza, pure gli striscioni con fantasiose dichiarazioni d’amore. Anche a sentire di tutto. L’odore del pane caldo appena sfornato e messo a finir di cuocere sul cofano di una 128 scassata, l’odore dei carciofi arrostiti con il prezzemolo e il formaggio, la puzza di monnezza e di bruciato. Di questa strada di nessuno di cui si prendono cura i comuni in piena campagna elettorale, ne abbiamo sempre detto male. Era la strada degli americani mica la nostra, e tale è rimasta. Una sensazione di estraneità che ce l’ha fatta vivere sempre come straniera. E adesso ancora di più: dopo il sexy shop sono spuntati anche due grossi fast food. Segno dei tempi che cambiano o un ritorno all’origine.
Penso al dolore di chi a casa propria non ha nulla e che, guardandoci in TV, decide di imbarcarsi in un’avventura rischiosa pur d’inseguire il sogno del benessere italiano. Mette un capitale di sacrifici in mano ad un criminale e spera di poter venire a vivere qui in Italia, come vivono le nostre veline, i nostri tronisti, i nostri papi e i nostri calciatori. Arrivano a pochi passi dalla nostra costa, si sentono già con un piede sotto i lussuosi tavoli dei ristoranti di lusso dove si svolgono lussuosi coca party… e poi, brutalmente, subiscono il brusco risveglio del rimpatrio coatto. Immagino la rabbia e la loro disperazione. E, in tutto questo Berlusconi non è certo esente da colpe, come padrone dei mass media e come premier. Prima crea un’Italia mediatica fasulla di perfezione e prosperità e, poi, chiude davvero la porta a chi vuol arrivare qui ad afferrarla. Ha creato un’Italia che non esiste, degna de “Di questa vita menzognera”, lo scenario prospettato dallo scrittore Giuseppe Montesano. E adesso per fermare gli immigrati, il premier non deve solo chiudere la porta. Non serve, non basta. Deve ordinare alle sue antenne di smettere di passare messaggi falsi, specie sulla crisi economica. Si dicesse la verità. Questa è la soluzione: se all’estero si percepisse che siamo un paese allo sbando, manco gli africani più disperati ci vorrebbero vivere e non avremmo bisogno di far intervenire persino il papa vero e l’onu contro il rimpatrio coatto.
Dobbiamo rassegnarci: siamo un’Italia di cartone, un’immensa cinecittà.