10 anni di blog, 10 anni di avventure

31949730_10216017636103105_3815254345646080000_o-2Questo spazio è nato grazie alla mia passione per il territorio e per l’ambiente. Ero finita per caso in Generazione U e avevo pensato che avere anche io un blog fosse utile per raccontare quello che succedeva nel Giuglianese. In realtà, Giugliano è diventata la mia città d’adozione e di interesse. Tutto quello di cui sono competente adesso l’ho imparato a Giugliano negli ultimi 20 anni. Ho raccontato eventi importanti per questa città. Dallo smaltimento illegale dei rifiuti, alle proteste contro le discariche autorizzate, le denunce dei roghi nella Terra dei fuochi, fino allo scioglimento per camorra dei comuni di Marano, Melito e Giugliano, passando per la speculazione edilizia e lo scandalo per le mazzette (l’inchiesta della Procura di Napoli “mattone selvaggio”) e per il lentissimo – quasi scandaloso- recupero dei beni confiscati alla camorra, con un occhio molto attento all’abbandono dei campi rom, le occasioni perdute come il cinema, il tribunale. Ma ho anche partecipato all’organizzazione di premi letterari e festival musicali. Tutto materiale utile anche per la mia passione: la politica. Più un’attivista a servizio della società che una militante di partito, in verità. Più concentrata sull’obiettivo che sulle correnti interne. I conflitti mi hanno sempre seccato, coltivo una certo “sfastiriamento” per le discussioni inutili. Mi cimento con passione solo quando la veemenza è necessaria per far capire bene le mie ragioni, poi dopo un poco di litigi desisto senza portare rancore. Sono sempre a caccia di interlocutori interessanti. Ma sono sempre stata di una certa parte, ovviamente, e con una certa visione delle cose e della vita, naturalmente. Sono passati dieci anni e oltre ai post sul mio diario in rete, ci sono migliaia pezzi miei sul cartaceo de Il Mattino (per il quale collaboro dal ’96) e in rete si trovano, sparsi qua e là, migliaia di link, tra video e articoli miei collezionati anche da altri, tra cui le testate locali AbbiAbbè e Internapoli. Il mio nome figura in più di un testo e sono finita persino nel libro La Camorra dalla A alla Zeta del collega Bruno De Stefano. per aver scritto “Io, Cirillo e Cutolo” edito da Cento Autori sulla prima trattativa Stato- mafia. Poi, dentro ci sono i link ai miei saggi pubblicati nei collettanei “Carta Straccia” e “Come i camaleonti davanti allo specchio” . E anche i miei viaggi all’estero, i video autografi ai personaggi che mi piacciono e le recensioni agli spettacoli che ho amato.

Sono dieci anni di blog, ma anche delle vicende che hanno attraversato in qualche modo la mia vita.

 

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La musica di Sofar Naples arriva nei beni confiscati alla camorra a San Cipriano

Inseguendo le rotte del Sofar Naples, mi sono ritrovata a San Cipriano d’Aversa in un bene confiscato alla camorra trasformato per una sera (non è l’unica occasione) in un luogo aperto a tutti. Succede grazie a un gruppo di lavoro che non a caso si chiama “Work in progress” ed è composto da 15 attivisti under 30.

unnamedCinque anni fa hanno occupato un bene confiscato alla camorra che il Comune, a causa di un contenzioso con demanio, non riusciva a far funzionare nè ad assegnare. Lo testimonia il cartellone all’ingresso che informa i passanti dei lavori che sarebbero dovuti partire. “C’è anche il nome di un architetto che avrebbe dovuto dirigere i lavori e che ormai è morto”, dicono i ragazzi. La villetta sottratta a un criminale restava abbandonata e i ragazzi hanno deciso di realizzare comunque il progetto della legge che ne prevede il riutilizzo sociale. Da soli, impegnandosi nei lavori di pulizia del giardino e di sistemazione della casa. Un fatto anomalo in una cittadina sonnacchiosa dove i giovani sognano di scappare via piuttosto che pensare a rimboccarsi le maniche.

La mentalità è chiusa. “In paese ce ne dicono di tutti i colori”, alzano gli occhi al cielo le ragazze. A sentire i residenti, cacciato via il boss ora nella villetta si farebbero orge e riti satanici. “E se ci considerano dei diversi, questo non ci dispiace affatto”, sottolineano. Queste voci maligne allontanano molti giovani del posto, ma i ragazzi resistono comunque. Per spiegare alla gente che qui si muore di tumore per colpa dei veleni della camorra, due anni fa gli attivisti di Work in progress hanno fatto un blitz notturno riempiendo la città di sagome di plastica con i cuori neri. “Ai convegni sulla Terra dei fuochi nessuno partecipava, allora abbiamo portato la discussione in strada”, spiega Andrea.

A fine concerto Andrea sale sul palco.  “Dove adesso sentiamo questa bella musica- dice- dieci anni fa si sedevano per prendere decisioni in danno alla comunità. Adesso questa casa è un bene comune. Noi cerchiamo di riqualificare il nostro territorio e combattiamo per tutelare quello che ci resta. La camorra non ha solo avvelenato l’aria ma ha distrutto le menti. Noi prima di tutto, bonifichiamo le teste. E avervi qua è una grande vittoria”. Con loro vince anche Peppe Fontanella, manager del Sofar che col suo gruppo di lavoro porta la musica in luoghi inusuali e privati. Una storia di resistenza culturale e bella, anche questa.

Addio ecoballe, ci pensa mago Zurlì

È chiaramente una provocazione. Ma certo una bacchetta magica ci vorrebbe per far sparire oltre due milioni di balle di rifiuti accatastate a Taverna del Re, sul territorio di Giugliano. Dovranno sparire assieme agli altri due milioni di rifiuti (sempre sotto forma di cubi magici del peso di una tonnellata ognuno), depositati a Villa Literno, proprio al confine con Giugliano. Quell’area – che segue la linea della Circumvallazione esterna in direzione di Lago Patria e del mare – è la più grande pattumiera d’Italia. A cielo aperto. E si trova a due passi da altre due mega discariche: l’ex Resit e la discarica consortile Tre Ponti Masseria del Pozzo.
Le immagini delle balle di rifiuti accanto ai pescheti di Taverna del Re hanno fatto il giro del mondo. Ora si attua il piano regionale (frutto di diverse modifiche) per liberare l’area dalle piramidi di monnezza.
Quale è la novità? Sparisce il termovalorizzatore, arriva l’impianto di selezione meccanica. Insomma, le balle di rifiuti dovranno sparire dalla nostra vista grazie alla realizzazione di un nuovo impianto proposto dalla Regione, che dovrebbe essere realizzato nell’ex centrale turbogas dell’Enel, a Ponte Riccio. ecoballe strappateIn pratica, nella stessa zona in cui si trova lo Stir, impianto che tritovaglia i rifiuti urbani e che in un primo momento avrebbe dovuto provvedere alla stessa lavorazione per le balle. Poi, è stato deciso che non andava ingolfato e che era necessario un altro impianto. Così, manco il tempo di esultare per lo scampato pericolo per il termovalorizzatore che subito spunta un altro impianto per la lavorazione delle balle (verranno spacchettate e separate) e la preoccupazione di una nuova discarica di servizio per gli scarti della lavorazione. Quanti sono gli scarti? Se fossero davvero il 50 per cento (così stima la Regione), è facile fare il conto di 4 milioni di tonnellate.

E lo sapete dove verranno smaltite 2 milioni di tonnellate di scarti? In una discarica enooorme. Dove si farà? Dalla Regione promettono che non si farà a Giugliano, ma se anche si facesse a Villaricca o a Qualiano, tanto per restare in zona e abbattere i costi dei trasporti, non sarebbe meglio. Il dibattito è aperto. E feroce. Il Pd cittadino si oppone al Pd che governa la Regione. Insorgono anche dal M5S e dal centrodestra. Il Comitato No inceneritore Giugliano si ricompatta. È ora di attivarsi per iniziare una nuova battaglia?

Mi ritornano in mente Nunzia e Vincenzo. I loro kiwi sono rinati un poco più in là…

IMG00229Era settembre del 2009. Nunzia resta in prima linea, è una donna determinata. Questa storia divenne un pezzo per Il Mattino, una delle denunce del mio documentario sulla Terra dei Fuochi. Ed è finito anche nel mio saggio pubblicato in Carta Straccia. 

GIUGLIANO. Terreni inquinati, niente causa risarcimento: la perizia costa troppo. «Rinunciamo con dolore, ma dimostrare le nostre ragioni contro i colossi, è impossibile». Lo dice a nome della sua famiglia Vincenzo Cacciapuoti, 70 anni, agricoltore, sfiancato dalla lunga vertenza legale che lo mette contro la Fibe Spa dal 2003, in una causa di richiesta dei danni, avviata in seguito all’essiccazione della sua piantagione di kiwi, a trecento metri da una cava in cui viene smaltita la Fos, nella zona di Tre Ponti- dove si concentrano numerose altre discariche – a ridosso dell’Asi. I contadini sostengono che i danni alla piccola azienda agricola, stimati in 400 mila euro a cui si aggiunge il mancato guadagno di sei anni – sarebbero stati causati dalla presenza di gas nel sottosuolo legata alla presunta cattiva gestione degli impianti di smaltimento dei rifiuti- testimoniata anche dallo scoppio di un pozzo artesiano. Entro novembre, la famiglia Cacciapuoti avrebbe dovuto portare in giudizio – davanti ai giudici della sezione distaccata a Marano del Tribunale di Napoli – la prova della relazione «causa-effetto», ma la perizia di parte ha un costo insostenibile: oltre 40 mila euro per carotaggi e indagini chimiche e geologiche. Così, dopo aver investito già quindicimila euro per altre perizie, a fronte di un risultato incerto, i Cacciapuoti non se la sono sentita di andare avanti. «Non ci hanno sostenuto nemmeno le associazioni di categoria», dicono. Oltre il danno anche la beffa, insomma. Tutt’intorno, altre coltivazioni hanno seguito la stessa sorte e proprio per questo nessun altro ha intrapreso una battaglia legale. Ora il loro terreno – sul quale ci sono ancora le piantine morte – è improduttivo e potrebbe essere venduto. «Mio marito ha deciso che a gennaio proverà a piantare di nuovo i kiwi. E finchè possiamo, resistiamo- dice Nunzia Pollastro, insegnante di 57 anni-. Anni fa ho scritto all’allora ministro Pecoraro Scanio per denunciare che i terreni dismessi sarebbero finiti in mano alla criminalità, ma nessuno mi ha ascoltato. Questo territorio viene devastato nell’indifferenza generale». Il dolore per la scoperta dei danni alle seicento piante di kiwi, si rinnova ora con la rinuncia. Tanta l’amarezza. «Adesso non ci sentiamo più capaci di progettare il futuro dei nostri figli in questo territorio, dove ci sono le nostre radici e il lavoro dei nostri genitori», continua Nunzia. I quattro figli della coppia vivono tutti lontano da Giugliano e non hanno intenzione di tornare a stabilirsi in zona. «Come condannare la loro scelta, visto che la nostra è diventata una terra di veleni?», riflettono i signori Cacciapuoti.
Tonia Limatola daIl Mattino del 13/09/09

A Giugliano non vogliono i rom, ma si tengono la monnezza senza protestare

Sull’iter del referendum richiesto da oltre 5 mila cittadini dovrà decidere il Consiglio di Stato. Dopo la sentenza del TAR che ha dato ragione al comitato promotore, l’amministrazione comunale ha deciso di impugnare la decisione per andare avanti nel progetto di dare una sistemazione dignitosa ai 350 rom che, in seguito allo sgombero da Masseria del Pozzo, vivono in condizioni estreme al confine col Comune di Qualiano. Fondi stanziati da Regione e Ministero dell’Interno e terreno del Comune sono già disponibili. La scelta di realizzare un nuovo campo in sostituzione di quello sgomberato perché ritenuto insalubre sarebbe impopolare per un’amministrazione di qualsiasi colore politico, ma per Giugliano la situazione è incandescente. La città si trova ad ospitare numerose discariche, autorizzate e non, c’è un progetto per un nuovo impianto di smaltimento e in più ampie fette di territorio sono state devastata dalla speculazione edilizia. Senza contare che i tagli al welfare hanno fatto salire la rabbia delle altre famiglie indigenti e che i roghi di rifiuti a ridosso degli insediamenti rom non aiutano la convivenza.

Insomma, i cittadini sono molto provati ed è in questo clima di tensione sociale che si svolge il feroce braccio di ferro tra schieramenti politici.

Ma la battaglia contro la monnezza? Dell’ipotesi di nuovo impianto si sa da un anno e nel frattempo ad indire un referendum per consentire ai cittadini di scegliere di che morte morire non è venuto in mente a nessuno. È una provocazione, sia chiaro, eh. Altrove (e lo dimostra quello lombardo-veneto) il referendum funziona perché c’è una coscienza civile. Da noi… Bah.

Intanto, alziamo muri per i rom ma facciamo passare la monnezza.

Il sogno infranto della casa (abusiva) nel verde

A quanto pare il capitolo “Mattone selvaggio” non è un retaggio (e fa pure rima) degli anni Ottanta e Novanta, quando inondare di cemento del campagne del Giuglianese sembrava possibile a chi aveva necessità di costruirsi una casetta per sé ma anche agli speculatori edilizi che hanno fatto affari devastando il territorio, impoverendolo.
Inseguendo il sogno della casa nel verde, sul litorale di Giugliano sono arrivate migliaia di nuovi cittadini che, poi, si sono ritrovati a combattere con la carenza di servizi e di infrastrutture. Un investimento spesso a perdere anche dal punto di vista economico. Specie per quelli che incautamente hanno investito in immobili che poi si sono rivelati essere stati realizzati nell’ambito di lottizzazioni abusive. Insomma, un disastro. I vari condoni hanno messo a posto un poco le cose e sembrava che dallo scandalo delle mazzette del 2008 (con l’arresto di 23 vigili) a oggi si potesse dire definitivamente archiviata almeno la faccenda degli abusi edilizi. E soprattuto che dopo dall’esperienza dello scioglimento per camorra, Giugliano avesse imparato qualcosa. Ingenui. Sul litorale si costruisce ancora. E i dati di Legambiente raccontano che non si fa solo a Giugliano.

Addio Rotonda Titanic, era stato il fortino del presidio antidiscarica

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Ci sono passata ieri sera e mi sono ricordata di quanto mi ci arrampicavo sopra per filmare le cariche della polizia o sfuggire alle manganellate. Nel 2009 si lottava contro l’attivazione della discarica di Chiaiano e la Rotonda diventava il palco della protesta con gli attivisti che si alternavano al megafono per coordinare i cortei e le barricate. Ora buttano giù a giusta ragione. Innanzitutto, perché era diventato un monumento al degrado e rendeva l’incrocio – strategico per i comuni di Marano, Calvizzano e Mugnano – molto pericoloso. Poi, perché, dopotutto, è finita pure quell’epoca là. Addio.

Cariche della polizia a Chiaiano