Basta conflitti! L’amore muove tutto… anche la luna

Eugenio Bennato canta Kifaya per dire basta alla paura e alla diffidenza che stanno minando la nostra capacità di accogliere l’altro, il diverso, lo straniero. E quale forma di accoglienza più forte dell’amore? E quale esempio di amore più significativo di quello di una madre per i propri figli? Nasce così il progetto “Qualcuno sulla Terra”, un concerto acustico che porta in tour Eugenio Bennato assieme a “Le Voci del Sud” per raccontare, attraverso sette canzoni inedite, la magia della natività e che ha fatto tappa anche nella sede di “AvaNposto Numero Zero” in via Sedile di Porto n. 55, un club intimo e molto accogliente (per l’appunto), per un concerto (bello e coinvolgente) come quelli che si tenevano nei teatri sperimentali in cui negli anni ’70 sono nate esperienze artistiche come quella della Nuova Compagnia di Canto Popolare.

Eugenio Bennato e Le Voci del Sud

Le Voci del Sud sono Letizia D’Angelo, soprano; Daniela Dentato, mezzosoprano; Laura Cuomo, contralto; Francesco Luongo, tenore; Angelo Plaitano, baritono; Edoardo Cartolano, basso.  «Qualcuno sulla Terra» propone sette composizioni inedite che, seguendo l’insegnamento dei grandi maestri della musica popolare, fondono insieme sacro e profano. Bennato dice Basta ai soprusi, così come hanno fatto i giovani della Primavera Araba. E Kifaya ora dovremmo cantarlo anche noi!

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La musica di Sofar Naples arriva nei beni confiscati alla camorra a San Cipriano

Inseguendo le rotte del Sofar Naples, mi sono ritrovata a San Cipriano d’Aversa in un bene confiscato alla camorra trasformato per una sera (non è l’unica occasione) in un luogo aperto a tutti. Succede grazie a un gruppo di lavoro che non a caso si chiama “Work in progress” ed è composto da 15 attivisti under 30.

unnamedCinque anni fa hanno occupato un bene confiscato alla camorra che il Comune, a causa di un contenzioso con demanio, non riusciva a far funzionare nè ad assegnare. Lo testimonia il cartellone all’ingresso che informa i passanti dei lavori che sarebbero dovuti partire. “C’è anche il nome di un architetto che avrebbe dovuto dirigere i lavori e che ormai è morto”, dicono i ragazzi. La villetta sottratta a un criminale restava abbandonata e i ragazzi hanno deciso di realizzare comunque il progetto della legge che ne prevede il riutilizzo sociale. Da soli, impegnandosi nei lavori di pulizia del giardino e di sistemazione della casa. Un fatto anomalo in una cittadina sonnacchiosa dove i giovani sognano di scappare via piuttosto che pensare a rimboccarsi le maniche.

La mentalità è chiusa. “In paese ce ne dicono di tutti i colori”, alzano gli occhi al cielo le ragazze. A sentire i residenti, cacciato via il boss ora nella villetta si farebbero orge e riti satanici. “E se ci considerano dei diversi, questo non ci dispiace affatto”, sottolineano. Queste voci maligne allontanano molti giovani del posto, ma i ragazzi resistono comunque. Per spiegare alla gente che qui si muore di tumore per colpa dei veleni della camorra, due anni fa gli attivisti di Work in progress hanno fatto un blitz notturno riempiendo la città di sagome di plastica con i cuori neri. “Ai convegni sulla Terra dei fuochi nessuno partecipava, allora abbiamo portato la discussione in strada”, spiega Andrea.

A fine concerto Andrea sale sul palco.  “Dove adesso sentiamo questa bella musica- dice- dieci anni fa si sedevano per prendere decisioni in danno alla comunità. Adesso questa casa è un bene comune. Noi cerchiamo di riqualificare il nostro territorio e combattiamo per tutelare quello che ci resta. La camorra non ha solo avvelenato l’aria ma ha distrutto le menti. Noi prima di tutto, bonifichiamo le teste. E avervi qua è una grande vittoria”. Con loro vince anche Peppe Fontanella, manager del Sofar che col suo gruppo di lavoro porta la musica in luoghi inusuali e privati. Una storia di resistenza culturale e bella, anche questa.

Shakespeare ai tempi di Gomorra

IMG_6959Avrebbe dovuto ingelosirsi del bacio lanciato da Desdemona a Toni Servillo (tra il pubblico) piuttosto che inalberarsi per l’amicizia della sua amata col damerino Cassio. Il boss Otello, che si presenta sull’altare strizzando l’occhio alla fiction tv Gomorra, parla proprio come un ex scugnizzo che ha fatto carriera. Ma l’apparente scorza di forza e spavalderia si aprono in uno squarcio di dolorosa debolezza a causa del suo amore per la bella e dolce Desdemona (Martina Galletta). Ed è facile per il bravissimo Jago (Adriano Pantaleo) aprirsi un varco per far esplodere la gelosia del Moro e convincere Otello (Francesco Di Leva) della cattiva fede della sua sposa. E come in Gomorra non sono mancate le scene forti, anche di sesso, le battute violente, la narrazione della donna succube e inferiore. Certo la storia del fazzoletto rosso è nota, ma colpisce la reinterpretazione che è stata messa in scena sul palco del Bellini, allungato per Glob(e)al Shakespeare (progetto firmato per il Napoli Teatro Festival da Gabriele Russo) per riprendere gli spazi del teatro elisabettiano con la sua forma a pianta circolare.  Spazi utilizzati, poi, anche per un sotto-sopra scenico davvero interessante. Il pubblico ha applaudito a lungo. Anche Toni Servillo.

Servillo e il manifesto della appocundria

Peppe_ServilloNo, no, cu stu sole, 
stu sole cucente,
nun voglio fá niente.
Nun voglio fá niente.

Eh, lo sapevate che il Salone della Meridiana è il più grande d’Europa? “Non lo tengono manco a Versailles”, dicono orgogliosi al Museo e sul palco lo ricorda anche il direttore artistico della rassegna Il Festival delle Muse/Mann che sabato sera ha ospitato anche Peppe Servillo & Solis String Quartet. Formazione ormai rodata che promuove la canzone classica napoletana sì ma a modo suo. Un modo bellissimo, bisogna dire, e anche che al Mann gli artisti sembravano di casa anche se, come ha tenuto a precisare Servillo nessuno di loro è napoletano. “Io sono in parte di Afragola e in parte di Caserta”. “Parte-nopeo”, hanno giocato i suoi musicisti. Sul palco con loro anche i ballerini di Flavia Bucciero. E tra i tanti pezzi che hanno fatto scattare applausi più che calorosi, abbiamo riso di cuore davanti al manifesto degli svogliati “Esta’ (Nun voglio fá niente)” con cui Peppe Servillo, rubando il testo a Libero Bovio ma interpretandolo con una delle sue maschere più efficaci, ha sferrato il colpo decisivo per fare innamorare di sé e del Festival del MANN tutto il pubblico. E gli organizzatori contano che diffonda questo amore anche nel mondo visto che lo hanno nominato Ambasciatore del MANN.

Il MANN apre le porte alla musica

Che sorpresa ritrovare il salone della Meridiana del Mann palcoscenico della prima serata di “Muse al Museo, il Festival del Mann” che sta trasformando un luogo magnifico ma chiuso e invisibile ai più in una piazza suggestiva nella quale musicisti, registi, scrittori e artisti del fumetto si incontrano e parlano di arte e dell’arte dell’accoglienza a Napoli. Una partenza con l’inaugurazione dell’opera di street art, poi tanti appuntamenti. I nomi sono importanti: Cristiano De Andrè, Sergio Cammariere, Ferzan Ozpetek, Peppe Servillo e Solis String Quartet. Non poteva mancare l’omaggio a Totò nel cinquantenario della sua morte con la figlia Liliana ed Enzo De Caro.

È stato il rocker Ray Wilson  il primo artista ad esibirsi sul palco del salone della Meridiana del Museo napoletano di piazza Cavour. 18056113_661673680709787_2245613365155719522_oNella sua data unica italiana, con un set acustico, Ray Wilson dà il meglio di sé quando smette di essere nostalgico dei Genesis. “Una breve ma intensa esperienza”, come ha detto il direttore artistico della rassegna Andrea Laurenzi nel presentarlo.  Il direttore Paolo Giulierini lo ha nominato Ambasciatore del MANN nel mondo.

Il cavallo di Donatello accoglie i turisti sulle scale del MANN di piazza Cavour

L’originale della testa di Cavallo in bronzo è esposto da poco più di un anno nel Museo archeologico nazionale di Napoli, mentre una copia troneggia nei sotterranei della metro. L’artista romano David Diavù Vecchiato ne ha fatto una opera di Urban Art sulle scalinate del MANN di piazza Cavour. Verrà inaugurato ufficialmente il 19 per dare il via al Festival del Mann che si svolgerà fino al 25 aprile.  Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Mann e l’Accademia d’arte Bellini e rientra nei progetti di “Pop stairs” che stanno abbellendo, con simboli significativi della loro storia, molti luoghi delle città italiane. Per la città il cavallo è un simbolo importante. Una storia che nasce con l’antico Seggio di Capuana, tra i più importanti della Napoli medievale, che come simbolo aveva proprio un cavallo rampante (questa fu, tra l’altro, la prima effigie del Calcio Napoli, prima che il cavallo si «trasformasse» in ciuccio, dopo le prime sonore sconfitte in campionato).

Don’t mix ghosts with angels, il Rione Sanità dice la sua a chi lo vuole male

Simone del Collettivo emiliano FX ci ha lavorato una notte e un giorno intero. E prima di cominciare ha rattoppato il muro col cemento e rimosso vecchi manifesti elettorali con le faccione di Bassolino e Mastella. Scala e colori come strumenti e in poche ore, sulla parete di un vecchio edificio del Borgo Vergini hanno preso vita una Madonna col bambino e un angelo. Guardano dritto negli occhi di passa di là. L’immagine colpisce, ma il senso al progetto del Collettivo FX lo dà anche una scritta in napoletano “Nu ‘mescà e fantasmi cu ll’àngiule” con la relativa traduzione in inglese”. Che bella novità per il rione Sanità che si attrezza sempre meglio per attrarre i turisti . Ora sogna ancora di archiviare definitivamente la separazione tra buoni e cattivi, ma adesso tiene a ribadire che i residenti del quartiere non sono tutti fantasmi.