Viviamo nel bel mezzo di un quotidiano delirio emotivo

Ma come si fa? A prendersi e poi a restare assieme, sorridenti, fino alla vecchiaia. Il cammino è lungo e pieno di ostacoli. Forse dovremmo imparare dai due anziani della foto che le attrici ci hanno mostrato all’inizio dello spettacolo. Ma come si fa a trovare rimedio alla solitudine esistenziale senza accontentarsi di un partner distratto? E come si fa a non distrarsi nel momento in cui potresti sistemarti per la vita: avere accanto non una persona perfetta, ma giusta per te; poi, metter su casa e proiettarsi assieme in un luogo diverso dall’oggi. Bisogna cogliere il momento. Se arriva. E poi, resistere. Oppure restare soli e cercare reti solidali per vivere senza sopravvivere. Interrogativi fondamentali della nostra esistenza di persone a volte infelici, spesso sole, certi momenti arrabbiate e tristi, ma anche convinte che funzioni “meglio soli che male accompagnati”. Gli interrogativi riguardano la più ampia sfera delle relazioni sociali. Ma come si fa a vivere oggi in questo mondo di incivili? Per strada succede di tutto, i conflitti sono all’ordine del giorno. Siamo davvero esausti. “La vostra testa non è buona”, urlano le attrici, tutte e tre molto brave, per rappresentare il quotidiano delirio emotivo di tutti noi. Dal palco rilanciano gli interrogativi che fanno luciano.melchionnavibrare il regista e autore Luciano Melchionna, (suoi anche di L’amore per le cose assenti e Dignità autonome di prostituzione). «Ascolto la pancia. E imparo a comprendere perché trema, quando trema. Non sempre è paura. Non sempre è amore per come crediamo debba essere. A volte è languore, insofferenza, impazienza, altre volte desiderio di cambiamento, di crescita, voglia di prendersi ogni tanto per mano e di guardare il mondo in compagnia. Altre volte ancora è incoscienza pura che preme da dentro: c’è bisogno anche di quella per vivere e non sopravvivere soltanto», scrive sul web per raccontare il suo lavoro messo in scena per tre giorni al Nuovo Teatro Sanità. Sareste usciti passeggiando nel rione lucido di pioggia continuando a interrogarvi, come me… “Ma come si fa?”. Sono tempi difficili. La politica non ci piace e il dilagare dell’ignoranza ci spaventa. L’unico approdo certo che vorremmo è una relazione, ma siamo incapaci di accoglierla quando c’è e di cercarla bene quando non c’è. Dicono che l’amore sia sopravvalutato. Non ti risolve la vita, questo si sa, che poi quando ce l’hai te ne lamenti. E, poi…La risposta non la teniamo, ma interrogarci ci spinge a sperimentarci e poi, magari, chissà…Insomma, “Ma come si fa?”.

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Spettacolo scritto e diretto da L. Melchionna; con Adelaide Di Bitonto, Sara Esposito ed Eleonora Tiberia; produzione FROSINONE TEATRO – OFFICINA BON VOYAGE Officina culturale della Regione.

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Se Il Mattino affonda…Resistenza o abbandono?

41688233_10214706708718771_4436031103085576192_n-2Gentile collaboratore, con questa mail la informiamo che le abbiamo tagliato ulteriormente i compensi e che però le forniamo in cambio un grande vantaggio: stavolta, anziché far scattare le tariffe in maniera retroattiva e senza aspettare manco il suo consenso (così come era successo per il web), le comunichiamo che le suddette saranno applicate da ottobre e che lei potrà addirittura aderire senza spostarsi da casa sua, a partire dal 20 settembre. Come? Semplicemente con un clic sulla stessa piattaforma attraverso la quale trasmette i suoi articoli. Ragazzi, è fantastico. Nessuno mi costringerà ad andare nella sede del Chiatamone (così come dovetti fare per accettare qualche anno fa il primo taglio dei compensi per il cartaceo) e che ormai non c’è più (ma tanto mica era quella storica…uff) per farmi guardare con sufficienza da qualcuno della segreteria del direttore. No, no. Posso determinare quanto sono ritenuta inutile per questo giornale direttamente da casa mia guardando il panorama, davanti a un bel bicchiere di tisana allo zenzero e camomilla. O una birra rossa. Posso persino scegliere. Tanto è a spese mie.

Questa la reazione di ieri. Superata la prima fase di rabbia, la mail arrivata dal Mattino SPA con l’annuncio di un ulteriore taglio ai compensi (in definitiva da 28 euro a 16 in 5 anni per il cartaceo e da 10 a 8 e poi a 6 euro per il web) – con l’assurda differenziazione di tariffe a vantaggio di chi scrive dalla città rispetto ai corrispondenti al lavoro negli altri territori – non mi sembra più un attacco al mio lavoro e, ovviamente ai tanti colleghi che fanno il giornale col metodo del “vado, vedo, scrivo”. Ho assunto un nuovo punto di vista… Il mercato detta legge, che dire. C’è un padrone che tutela i propri interessi. E le politiche non sempre sono a vantaggio dei lavoratori, si sa. Consideriamo poi che il valore della informazione non viene più tutelato come un tempo. Insomma, inutile sentirsi mortificati adesso facendo finta di non sapere cosa succede intorno a noi da tempo. Resta, of course, la gravità della situazione.

Il lavoro si era fatto poco gratificante per tutti da da un po’. Prima la fuga dei redattori che sono scivolati dolcemente in pensione, poi i collaboratori storici hanno cominciato a togliere energie per poter campare di altro. Anche io due anni fa, dopo 20 (dico, 20) di intensa collaborazione, ho cominciato a rallentare perché ho dovuto trovare altrove il mio pane (anche se avrei voluto campare dignitosamente di cronache dalla frontiera di Giugliano).

Adesso che si fa? Leggo in rete lo sconforto di chi come me ci credeva molto. Io sono disincantata da anni e ho pensato a moltiplicare le competenze piuttosto che a cercare di coronare un sogno irrealizzabile (l’assunzione, per dirla bene). Un grazie comunque al signor Mattino, io lo devo. Sul serio. Dovesse finire qua o no,  questa esperienza è stata una significativa palestra di vita per me. Il mio grazie va a quei redattori dai quali ho imparato tutto quello che so. A quelli a cui ho voluto bene e di cui ho grande rispetto e stima (anche il ricordo…) ancora oggi. A quelli che resistono, a quelli che sono altrove.

Io non lo so se aderisco. Sinceramente. Sui sentimenti, si sa, mi dichiaro apertamente fragile. E su questa vicenda, che è tutta un fatto di corde dentro la pancia, non ho ancora messo a fuoco. Da qui al 20 settembre saranno giorni difficili e spero di potermi confrontare con i colleghi per capire meglio cosa fare. Il bottone “ciao, ciao” non c’è (e manco “vaffanculo” che più mi si addice). Basterà non cliccare per dire addio alla fase professionale più appassionata e bella della mia vita da giornalista de Il Mattino. Chissà. Certo è, che se vogliamo salvare il nostro giornale (il nostro) dobbiamo FARE PRESTO.

Dalle baracche alla casa grazie a Silvana

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Il traguardo è stato tagliato in meno di un anno. A ottobre 2017, nella serata dedicata alla madre Silvana al Teatro Augusteo di Napoli, Alberto Corbino (presidente della Fondazione Cariello Corbino) aveva annunciato – tra i tanti – il progetto di regalare un luogo sicuro ai piccoli di un villaggio della Repubblica democratica del Congo. L’ orfanotrofio-scuola “Les gazelles de Silvana” ha subito preso forma nonostante la missione sembrasse veramente ardua. Gli scettici si sono dovuti ricredere: le loro donazioni sono state raccolte in maniera trasparente e la struttura è già pronta nonostante le difficoltà di un territorio di guerra.

La bellissima novità? Da qualche giorno i piccoli sono stati messi al sicuro nella casa di mattoni. Il trasloco è stata una grande festa. Resta da realizzare il muro perimetrale. Ma la Fondazione ci sta già lavorando. In cantiere anche il progetto di ritornare  al teatro Augusteo di Napoli per un altro grande evento di beneficenza il prossimo novembre. Mentre il 15 settembre verranno accesi i riflettori sul degrado cittadino con un’iniziativa di clean up in piazza, a Posillipo. Perché il mondo è tutto da proteggere. Evviva.

 

Caput Mundi, ora Roma non esiste più

È un libro fotografico poetico e militante. Racconta un luogo, Roma, che “ha il viso di una venere e il culo di una vecchia puttana: cadente e avvizzito”. Così la descrive per Unknown-1immagini un napoletano in trasferta nella capitale da otto anni e ossessionato da questo progetto da almeno due. Giorni e giorni di giri Unknowncittadini per lasciarsi addomesticare da una città fino a prima sconosciuta. Due anni di scatti caparbi per raccontare Roma e coglierne le debolezze, ma anche le enormi potenzialità. Visioni su visioni per amarla dopo aver dovuto abbandonare Napoli, teatro naturale di molti suoi scatti, per poter cogliere al volo un’opportunità di lavoro inseguita e coltivata. Insomma, “Caput Mundi” è un bel lavoro di immagini sulla conoscenza (nel senso di fare amicizia) attraverso le immagini.

E l’autore si chiama Santolo Felaco. Non è un fotografo allo sbaraglio, ma un cultore dell’immagine. Uno studioso. E la competenza per la fotografia si aggiunge a numerose altre. Alla passione per il teatro e per Pasolini (di cui sa tutto), per esempio, al quale non a caso, ha dedicato la copertina di questo lavoro, e che, forse in qualche modo, ha condizionato il suo sguardo.

In queste pagine (editate da Urbanautica) vedrete sfilare preti, suore e trans assieme alle facce degli ultimi, dei barboni. E ammirerete i contrasti tra le immagini di eternità delle opere d’arte e dei monumenti, spesso impresse su manifesti pronti a essere strappati, con quelle dell’attualità, fatta di tanti abbandoni.

Luoghi animati ma che non esistono, in pratica, se non nella nostra memoria, radicata e forte, di tutte le strade che, come si dice, ci riportano a Roma.

Il coraggio di Marta #stopstalking

marta stalking

Marta è molto giovane, è una giovane militante dell’Ex Opg. Due elementi che giocano a suo favore. Il suo molestatore è uno stronzo, come ce ne sono tanti. E questo sarà il suo svantaggio. Non è il suo ex. È uno che l’ha vista per strada e ha deciso di imprimerle un marchio di proprietà perché è carina. Marta sarà sua, dormirà con lui. La segue, la aggredisce fisicamente, poi le scrive un bigliettino (Dormiamo insieme?) e glielo infila sotto la porta di casa. Provate per un attimo, solo per un attimo, a immaginare il terrore che potreste sentire addosso sapendo che uno sconosciuto – che sapete anche essere un violento – è arrivato fino a casa vostra. Terribile, vero?

Marta che, come sottolineavo prima, è giovane e consapevole non ha scambiato nemmeno per un momento la morbosità del tipo con qualche forma arcaica di romanticismo, no, non l’ha fatto. E, così, ha deciso di reagire. Come? Raccontando delle molestie e dell’aggressione sul proprio profilo Fb. Lo ha fatto perché è una militante ed è coraggiosa. Molte altre subiscono senza fiatare: si chiudono in casa e limitano la propria libertà.

La rete (se funziona) salva sempre. Dopo l’appello, i suoi amici (compagne/i) hanno deciso di scendere in piazza per lei e per tutte le altre donne che non denunciano perché si sentono sole e, quindi, si isolano. Non essere credute fa più male della violenza stessa.

Così ieri in piazza Quattro Giornate eravamo tutte Marta. Lo eravamo, per fortuna tante assieme a tanti, dietro lo striscione “Se toccano una toccano tutte”. Il sessismo non è facile da individuare in questa società in cui si fa a fatica anche ad ammettere di essere razzisti. L’ostacolo è culturale, of course. Ma se decidiamo di scendere in piazza un segnale lo diamo. Anche allo stronzo: attento, verremo noi a dormire a casa tua. Saremo noi tutti il tuo peggiore incubo.

10 anni di blog, 10 anni di avventure

31949730_10216017636103105_3815254345646080000_o-2Questo spazio è nato grazie alla mia passione per il territorio e per l’ambiente. Ero finita per caso in Generazione U e avevo pensato che avere anche io un blog fosse utile per raccontare quello che succedeva nel Giuglianese. In realtà, Giugliano è diventata la mia città d’adozione e di interesse. Tutto quello di cui sono competente adesso l’ho imparato a Giugliano negli ultimi 20 anni. Ho raccontato eventi importanti per questa città. Dallo smaltimento illegale dei rifiuti, alle proteste contro le discariche autorizzate, le denunce dei roghi nella Terra dei fuochi, fino allo scioglimento per camorra dei comuni di Marano, Melito e Giugliano, passando per la speculazione edilizia e lo scandalo per le mazzette (l’inchiesta della Procura di Napoli “mattone selvaggio”) e per il lentissimo – quasi scandaloso- recupero dei beni confiscati alla camorra, con un occhio molto attento all’abbandono dei campi rom, le occasioni perdute come il cinema, il tribunale. Ma ho anche partecipato all’organizzazione di premi letterari e festival musicali. Tutto materiale utile anche per la mia passione: la politica. Più un’attivista a servizio della società che una militante di partito, in verità. Più concentrata sull’obiettivo che sulle correnti interne. I conflitti mi hanno sempre seccato, coltivo una certo “sfastiriamento” per le discussioni inutili. Mi cimento con passione solo quando la veemenza è necessaria per far capire bene le mie ragioni, poi dopo un poco di litigi desisto senza portare rancore. Sono sempre a caccia di interlocutori interessanti. Ma sono sempre stata di una certa parte, ovviamente, e con una certa visione delle cose e della vita, naturalmente. Sono passati dieci anni e oltre ai post sul mio diario in rete, ci sono migliaia pezzi miei sul cartaceo de Il Mattino (per il quale collaboro dal ’96) e in rete si trovano, sparsi qua e là, migliaia di link, tra video e articoli miei collezionati anche da altri, tra cui le testate locali AbbiAbbè e Internapoli. Il mio nome figura in più di un testo e sono finita persino nel libro La Camorra dalla A alla Zeta del collega Bruno De Stefano. per aver scritto “Io, Cirillo e Cutolo” edito da Cento Autori sulla prima trattativa Stato- mafia. Poi, dentro ci sono i link ai miei saggi pubblicati nei collettanei “Carta Straccia” e “Come i camaleonti davanti allo specchio” . E anche i miei viaggi all’estero, i video autografi ai personaggi che mi piacciono e le recensioni agli spettacoli che ho amato.

Sono dieci anni di blog, ma anche delle vicende che hanno attraversato in qualche modo la mia vita.