Il cavallo di Donatello accoglie i turisti sulle scale del MANN di piazza Cavour

L’originale della testa di Cavallo in bronzo è esposto da poco più di un anno nel Museo archeologico nazionale di Napoli, mentre una copia troneggia nei sotterranei della metro. L’artista romano David Diavù Vecchiato ne ha fatto una opera di Urban Art sulle scalinate del MANN di piazza Cavour. Verrà inaugurato ufficialmente il 19 per dare il via al Festival del Mann che si svolgerà fino al 25 aprile.  Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Mann e l’Accademia d’arte Bellini e rientra nei progetti di “Pop stairs” che stanno abbellendo, con simboli significativi della loro storia, molti luoghi delle città italiane. Per la città il cavallo è un simbolo importante. Una storia che nasce con l’antico Seggio di Capuana, tra i più importanti della Napoli medievale, che come simbolo aveva proprio un cavallo rampante (questa fu, tra l’altro, la prima effigie del Calcio Napoli, prima che il cavallo si «trasformasse» in ciuccio, dopo le prime sonore sconfitte in campionato).

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Don’t mix ghosts with angels, il Rione Sanità dice la sua a chi lo vuole male

Simone del Collettivo emiliano FX ci ha lavorato una notte e un giorno intero. E prima di cominciare ha rattoppato il muro col cemento e rimosso vecchi manifesti elettorali con le faccione di Bassolino e Mastella. Scala e colori come strumenti e in poche ore, sulla parete di un vecchio edificio del Borgo Vergini hanno preso vita una Madonna col bambino e un angelo. Guardano dritto negli occhi di passa di là. L’immagine colpisce, ma il senso al progetto del Collettivo FX lo dà anche una scritta in napoletano “Nu ‘mescà e fantasmi cu ll’àngiule” con la relativa traduzione in inglese”. Che bella novità per il rione Sanità che si attrezza sempre meglio per attrarre i turisti . Ora sogna ancora di archiviare definitivamente la separazione tra buoni e cattivi, ma adesso tiene a ribadire che i residenti del quartiere non sono tutti fantasmi.

Magic people intorno a noi alla Sanità

magicppl_bigCi sono tutti i tipi nel moderno condominio immaginario di Giuseppe Montesano. Le donne che credono di essere ricche perché lo dice la tv, quelle che lo sono già ma che desiderano sistemare la figlia col pargolo del notaio alla faccia di quel “pezzente intellettuale” dell’attuale fidanzato; i figli di papà che si scervellano in una gara di trovate geniali per suscitare invidia nella loro cerchia di amici; i figli degli impiegati che spingono i papà a indebitarsi per farsi le vacanze fighe. Pochezze, meschinità e amore solo per il danaro.

Una visione non lontana dalla attuale realtà (il libro di Montesano è uscito nel 2006, lo spettacolo gira nei teatri dal 2008) che, però, anziché amareggiarci a teatro ci fa molto ridere, anche grazie ai formidabili Andrea Renzi, Enrico Ianniello, Tony Laudadio e Luciano Saltarelli. D’altra parte, la visione di una “Napoli – Parco giochi” immaginata nel lontano 2003 in “Di questa vita menzognera” è molto simile alla Napoli turistica che sta prendendo corpo nel centro storico in questi ultimi mesi.

Una scenografia essenziale e i quattro si trasformano in molteplici personaggi. Significativo il conflitto tra il poeta (Renzi) e l’avvocato traffichino (Ianniello) che ricorda un po’ la tensione iniziale tra Bellavista e Cazzaniga nel film di De Crescenzo. Da allora i tempi sono cambiati, ma gli argomenti della contesa “condominiale” restano sempre “culturali”.

Magic People Show (anche la drammaturgia è di Giuseppe Montesano) resta in scena al Nuovo Teatro Sanità di Napoli anche il 18 (alle 21) e il 19 marzo (alle 18). Secondo me vale davvero la pena andare a vederlo.

L’amore per le cose assenti

FullSizeRenderIl tema dell’assenza ritorna. Dopo aver presentato il bellissimo lavoro Amare in assenza, sono andata al Piccolo Bellini a vedere uno spettacolo singolare L’amore per le cose assenti. Bello. Con un testo che fa riflettere sui ruoli uomo-donna all’interno di una coppia. E mi sono riconosciuta in quel gioco delle parti, ma anche nel suo epilogo. Un finale aperto. Io l’ho voluto vedere di apertura verso la verità. L’amore può essere anche quello: accettare che l’altro è diverso da te ma – cosa non banale e non sempre percepita come reale – può desiderare anche le stesse cose. Spazio vitale, innanzitutto. E l’autentica libertà di non essere imprigionato in un ruolo (o peggio, in un cassetto), per esempio. Non c’è niente di peggio che possa capitare a una persona di essere “letta” male. Ma capita che, però, il primo a sollevare questioni di verità venga visto come un guastafeste… e allora per conservare un poco più a lungo la magia, si rischia un clamoroso patatrac. Così capita che le cose più belle, cioè quelle vere, chi si è amato se le confessi solo quando si lascia.

Amarsi oggi è complicato. In maniera autentica, intendo. Camminare accanto a qualcuno richiede uno sforzo enorme. In pratica, significa mantenere costante il ritmo, non avere cedimenti, allontanare le tentazioni e le paure; non dover temere di esprimersi liberamente, di non fingere di non essere qualcosa di diverso da quello che si è.

Questo spettacolo di Melchionna ci ricorda che l’autenticità è liberatoria. E ti serve questo segreto su un piatto d’argento, mentre di solito occorrono anni di sofferenza per capirlo e, soprattutto, per imparare a trasmetterlo correttamente all’altro. Così facendo non si spegne un sogno, se ne accende un altro ancora più grande. Perché la libertà è sempre il più bel regalo.

My first time in Asia

Viaggiare mi riempie gli occhi. Sono molto curiosa di vedere cose nuove. Come tutti, del resto. Mi piace anche incontrare persone che non mi somigliano per niente. Mi serve per capirmi. Spesso mi arricchisco. In altri casi, mi misuro con i miei limiti che scopro numerosi, eh. Possono essere fisici, culturali o semplicemente di tolleranza e flessibilità. Di solito sopravvivo pacificamente. Sono stata in Vietnam. La mia prima volta in Asia. E la cosa che mi ha colpito di più sono state le somiglianze con Napoli. Ad Amsterdam ho notato subito le differenze. L’ho fatto nelle altre capitali europee e anche negli Stati Uniti. Nell’ex Saigon sono rimasta sconvolta, invece, dalla carenza infrastrutturale, dalle condizioni di vita della popolazione (alcuni quartieri sono paragonabili ai campi rom) e dall’inquinamento da traffico, oltremodo caotico. La modernità ha portato in strada migliaia di scooter al posto delle biciclette. Sono rimasta sconvolta. L’ho detto. E mi hanno risposto “Ma ja, vieni da Napoli e ti sorprendi della monnezza?! Vieni da Napoli e ti pare assurdo che la gente sia povera e che le strade facciano schifo?”. Battute innocenti che però mi hanno fatto riflettere… L’abitudine al brutto non dovrebbe farci chiudere gli occhi su ciò che non va, né farcelo tollerare. Sono napoletana, è vero. E oppongo resistenza anche all’assuefazione, per fortuna. Sarebbe terribile il contrario. Sarà anche che ho maturato una particolare attenzione alle emergenze sociali e ambientali avendo vissuto da vicino le vicende drammatiche dell’attivazione di tante discariche a nord di Napoli e seguito per il giornale il lungo esodo dei rom sgomberati dai campi…Esperienza che forse avrebbe dovuto fortificarmi, ma invece mi rende ancora più ricettiva sull’argomento. Il Vietnam mi è piaciuto assai. Come mi piace Napoli, eh. Sapendone cogliere la bellezza nella complessità e andando oltre i pregiudizi. Affinare questa capacità resta per me lo scopo di ogni viaggio e quella del viaggio in Vietnam (dove ero per un seminario sulla sostenibilità promosso da DEINETA in rappresentanza de Il Vagabondo) è stata particolarmente preziosa per capire molte cose e confrontarmi anche con culture diverse. Con quella locale ma anche con quelle degli altri partecipanti (quasi 40 da tanti paesi europei e asiatici).  Si viaggia per vedere, non per tenere gli occhi chiusi 🙂

Il sogno infranto della casa (abusiva) nel verde

A quanto pare il capitolo “Mattone selvaggio” non è un retaggio (e fa pure rima) degli anni Ottanta e Novanta, quando inondare di cemento del campagne del Giuglianese sembrava possibile a chi aveva necessità di costruirsi una casetta per sé ma anche agli speculatori edilizi che hanno fatto affari devastando il territorio, impoverendolo.
Inseguendo il sogno della casa nel verde, sul litorale di Giugliano sono arrivate migliaia di nuovi cittadini che, poi, si sono ritrovati a combattere con la carenza di servizi e di infrastrutture. Un investimento spesso a perdere anche dal punto di vista economico. Specie per quelli che incautamente hanno investito in immobili che poi si sono rivelati essere stati realizzati nell’ambito di lottizzazioni abusive. Insomma, un disastro. I vari condoni hanno messo a posto un poco le cose e sembrava che dallo scandalo delle mazzette del 2008 (con l’arresto di 23 vigili) a oggi si potesse dire definitivamente archiviata almeno la faccenda degli abusi edilizi. E soprattuto che dopo dall’esperienza dello scioglimento per camorra, Giugliano avesse imparato qualcosa. Ingenui. Sul litorale si costruisce ancora. E i dati di Legambiente raccontano che non si fa solo a Giugliano.

Addio Rotonda Titanic, era stato il fortino del presidio antidiscarica

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Ci sono passata ieri sera e mi sono ricordata di quanto mi ci arrampicavo sopra per filmare le cariche della polizia o sfuggire alle manganellate. Nel 2009 si lottava contro l’attivazione della discarica di Chiaiano e la Rotonda diventava il palco della protesta con gli attivisti che si alternavano al megafono per coordinare i cortei e le barricate. Ora buttano giù a giusta ragione. Innanzitutto, perché era diventato un monumento al degrado e rendeva l’incrocio – strategico per i comuni di Marano, Calvizzano e Mugnano – molto pericoloso. Poi, perché, dopotutto, è finita pure quell’epoca là. Addio.

Cariche della polizia a Chiaiano