Addio ecoballe, ci pensa mago Zurlì

È chiaramente una provocazione. Ma certo una bacchetta magica ci vorrebbe per far sparire oltre due milioni di balle di rifiuti accatastate a Taverna del Re, sul territorio di Giugliano. Dovranno sparire assieme agli altri due milioni di rifiuti (sempre sotto forma di cubi magici del peso di una tonnellata ognuno), depositati a Villa Literno, proprio al confine con Giugliano. Quell’area – che segue la linea della Circumvallazione esterna in direzione di Lago Patria e del mare – è la più grande pattumiera d’Italia. A cielo aperto. E si trova a due passi da altre due mega discariche: l’ex Resit e la discarica consortile Tre Ponti Masseria del Pozzo.
Le immagini delle balle di rifiuti accanto ai pescheti di Taverna del Re hanno fatto il giro del mondo. Ora il piano regionale (frutto di diverse modifiche) per liberare l’area dalle piramidi di monnezza.
Quale è la novità? Sparisce il termovalorizzatore, arriva l’impianto di selezione meccanica. Insomma, le balle di rifiuti dovranno sparire dalla nostra vista grazie alla realizzazione di un nuovo impianto proposto dalla Regione, che dovrebbe essere realizzato nell’ex centrale turbogas dell’Enel, a Ponte Riccio. ecoballe strappateIn pratica, nella stessa zona in cui si trova lo Stir, impianto che tritovaglia i rifiuti urbani e che in un primo momento avrebbe dovuto provvedere alla stessa lavorazione per le balle. Poi, è stato deciso che non andava ingolfato e che era necessario un altro impianto. Così, manco il tempo di esultare per lo scampato pericolo per il termovalorizzatore che subito spunta un altro impianto per la lavorazione delle balle (verranno spacchettate e separate) e la preoccupazione di una nuova discarica di servizio per gli scarti della lavorazione. Quanti sono gli scarti? Se fossero davvero il 50 per cento (così stima la Regione), è facile fare il conto di 4 milioni di tonnellate.

E lo sapete dove verranno smaltite 2 milioni di tonnellate di scarti? In una discarica enooorme. Dove si farà? Dalla Regione promettono che non si farà a Giugliano, ma se anche si facesse a Villaricca o a Qualiano, tanto per restare in zona e abbattere i costi dei trasporti, non sarebbe meglio. Il dibattito è aperto. E feroce. Il Pd cittadino si oppone al Pd che governa la Regione. Insorgono anche dal M5S e dal centrodestra. Il Comitato No inceneritore Giugliano si ricompatta. È ora di attivarsi per iniziare una nuova battaglia?

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A Giugliano non vogliono i rom, ma si tengono la monnezza senza protestare

Sull’iter del referendum richiesto da oltre 5 mila cittadini dovrà decidere il Consiglio di Stato. Dopo la sentenza del TAR che ha dato ragione al comitato promotore, l’amministrazione comunale ha deciso di impugnare la decisione per andare avanti nel progetto di dare una sistemazione dignitosa ai 350 rom che, in seguito allo sgombero da Masseria del Pozzo, vivono in condizioni estreme al confine col Comune di Qualiano. Fondi stanziati da Regione e Ministero dell’Interno e terreno del Comune sono già disponibili. La scelta di realizzare un nuovo campo in sostituzione di quello sgomberato perché ritenuto insalubre sarebbe impopolare per un’amministrazione di qualsiasi colore politico, ma per Giugliano la situazione è incandescente. La città si trova ad ospitare numerose discariche, autorizzate e non, c’è un progetto per un nuovo impianto di smaltimento e in più ampie fette di territorio sono state devastata dalla speculazione edilizia. Senza contare che i tagli al welfare hanno fatto salire la rabbia delle altre famiglie indigenti e che i roghi di rifiuti a ridosso degli insediamenti rom non aiutano la convivenza.

Insomma, i cittadini sono molto provati ed è in questo clima di tensione sociale che si svolge il feroce braccio di ferro tra schieramenti politici.

Ma la battaglia contro la monnezza? Dell’ipotesi di nuovo impianto si sa da un anno e nel frattempo ad indire un referendum per consentire ai cittadini di scegliere di che morte morire non è venuto in mente a nessuno. È una provocazione, sia chiaro, eh. Altrove (e lo dimostra quello lombardo-veneto) il referendum funziona perché c’è una coscienza civile. Da noi… Bah.

Intanto, alziamo muri per i rom ma facciamo passare la monnezza.

Il viaggio della speranza delle ecoballe di Giugliano

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Non le vogliono manco i fratelli poveri del Marocco le nostre balle di monnezza. Forse non se le prenderanno manco i nostri fratelli altrettanto poveri dell’est europeo. Ce ne vogliamo sbarazzare ma non sappiamo dove piazzarle. La Regione Campania ha deciso per una politica “aggressive” del fare. “Altrimenti non si parte mai”, dicono negli ambienti vicini al governatore. Ma facendo facendo, che è cosa buona e giusta, bisognerebbe stare attenti a non perdersi pezzi fondamentali di quei percorsi necessari al corretto funzionamento di quel circuito che si tenta faticosamente di attivare. Insomma, se spostiamo 2500 tonnellate di ecoballe poi un posto certo (con un accordo certo) dove metterle lo dobbiamo trovare o no? O le facciamo solo viaggiare queste eco balle? Che già non sono eco e che tra un po’ diventeranno ballerine…

I marocchini dicono NO

All’estero la monnezza made in Naples

Fotografie-0017I contratti con le aziende vincitrici del bando per i 5 lotti da liberare sono ancora da firmare, i paesi esteri che la devono accogliere devono ancora dare il loro consenso ed è pure possibile che si sbatta contro il solito ricorso che allungherà oltremodo i soliti lunghissimi tempi per lo start dell’ambiziosa operazione di bonifica, ma la Regione annuncia che le eco balle accatastate a Taverna del Re verranno rimosse a breve. Alè. Siamo ottimisti assai, in pratica, anche se bisogna ammetterlo: almeno nelle intenzioni, è stato fatto un importante passo in avanti verso la riqualificazione dell’area compresa tra Giugliano e Villa Literno, cioè tra i due comuni al confine tra Napoli e il Casertano, utilizzando un finanziamento di 70 milioni di euro. Insomma, monnezza come eccellenza campana. Ora, però, bisogna vedere cosa succederà. E cioè se le nostre balle di rifiuti incartocciati arriveranno davvero in Spagna, Portogallo, Bulgaria e Romania. Le inchieste sulla corruzione delle ditte coinvolte nell’operazione potrebbero rappresentare un ostacolo per il percorso che la monnezza made in Naples, eventualmente, farà. In più, l’annuncio arriva a poche ore dall’ennesimo scandalo che coinvolge un politico con i Casalesi (autori tra l’altro proprio dello scempio ambientale) e dalle disperate denunce di Cantone sulla necessità di fare di più contro la corruzione.

Finalmente l’hanno detto: nella Terra dei fuochi si muore di tumore

Le notizie che riguardano la Terra dei fuochi mi hanno sinceramente stufato. È allarme, abbiamo scritto. Non c’è allarme, ci hanno detto. Tanti morti, abbiamo denunciato. Siete nella media nazionale, ci hanno risposto. L’aria è avvelenata, abbiamo riportato. Non è vero, hanno smentito i dati degli studi. Si bonifichi, abbiamo chiesto. Lo stiamo facendo, ci hanno illuso.

Insomma, ora l’Istituto superiore di sanità – nell’aggiornamento del rapporto sulla situazione epidemiologica nei 55 Comuni definiti dalla Legge 6/2014 come ‘Terra dei Fuochi’, in relazione allo smaltimento illegale dei rifiuti – dà ragione alla nostra conta, facile facile eh, sui territori. Ogni famiglia ha un morto in casa, ognuno di noi ha perso un amico per colpa della “brutta malattia”. Io stessa vado in paranoia per ogni segnale bizzarro del mio corpo. Qui si muore per tumore. Evviva, ce lo hanno detto.

Così almeno non moriamo pazzi, ma solo di cancro. Grazie assaje.

Inceneritore. Si farà. Sì. No. Boh. Dipende.

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Tamburo batte un colpo. Due, tre, quattro… Per quasi un’ora. Mentre 11 ragazze sono immobili, con le sopracciglia disegnate di nero e un bambolotto in braccio. Facce pallide, preoccupate. Alle loro spalle uno striscione che ne racconta la ragione. “Gli inceneritori sono inutili e altamente tossici, i bambini pagano il prezzo più alto”, si legge. Una performance che inquieta i passanti nel piazzale Berlinguer, a Napoli, che guardano incuriositi e leggono con attenzione i dati sui danni dell’incenerimento dei rifiuti. I volantini “Non bruciamoci la vita” servono a sensibilizzare i residenti e far passare il messaggio che i comitati sono contro la realizzazione dell’inceneritore. Non lo vogliono né a Giugliano, né altrove. La manifestazione si svolge mentre sono in corso le primarie regionali del Pd (che poi hanno dato ragione a De Luca su Cozzolino) e il tema ormai è caldissimo in campagna elettorale. Le giovani madri non si scompongono neanche quando davanti a loro si incrociano due bande di battenti. Che la protesta sia finita sotto la protezione della Madonna dell’Arco? Mah. Ma l’impianto si farà o no? Intanto, il TAR ha rigettato il ricorso del Comune di Giugliano; in Regione il commissario straordinario Carotenuto accelera sull’iter per completare il percorso avviato lo scorso dicembre con l’apertura delle buste. La gara si svolge attraverso l’istituto del dialogo competitivo. Ora si sta per concludere la fase in cui si deve scegliere la tecnologia da utilizzare. Al momento si discute tra incenerimento tradizionale e torcia al plasma. Una volta selezionata la modalità di smaltimento delle eco balle di Taverna del re, l’iter prevede che le due società in gara presentino ognuna il proprio progetto con la relativa proposta economica. La loro valutazione è propedeutica all’assegnazione del bando, che è di 312 milioni di euro. Nel frattempo, l’Italia rischia le infrazioni Ue proprio per gli intoppi al ciclo dei rifiuti nonostante il traguardo del 50 per cento di raccolta differenziata.  E l’apertura dei cantieri, quindi? Non sembra troppo vicina e, in ogni caso, così come annunciano in rete i comitati, rischia seriamente di essere boicottata.

Cittadini allenati da anni di annunci, cambia la protesta contro l’inceneritore

Dalla rete alle piazze. Domani 11 settembre, alle 18, incontro in piazza Matteotti, a Giugliano, contro la realizzazione di un inceneritore per smaltire le ecoballe della Campania. Si cercano soluzioni alternative. Roba vecchia, ma la novità è che la mobilitazione registra un cambiamento rispetto agli anni scorsi e, cioè, una partecipazione più decisa da parte dei cittadini, anche da parte dei comuni del circondario. Si dicono contro anche molti politici, di entrambi gli schieramenti, ed è la prima volta che Giugliano conta due eletti in parlamento. Pubblicano documenti che esprimono contrarietà persino dai collegi docenti delle scuole dell’area. Insomma, l’arrivo di Erri De Luca a Mugnano ha contribuito ad accendere i riflettori nazionali sul tema e incoraggiato la protesta, ma l’idea che l’inceneritore debba essere bloccato perchè non è la soluzione adeguata all’emergenza rifiuti sembrerebbe già forte, complice anche il lungo tempo nel quale si è maturata. Lo hanno ribadito anche ieri a Bagnoli al ministro Orlando. A suon di morti per tumore e rivelazione dei pentiti, la consapevolezza che discariche e impianti danneggino salute e territorio è purtroppo un dato assodato. Prima che si concretizzasse col bando regionale pubblicato il mese scorso, infatti, era un’ipotesi che saltava fuori periodicamente, da metà degli anni Novanta. Alcuni numeri la dicono lunga sulla preoccupazione dell’impatto sulla salute. Tra giugno e luglio a Giugliano sono morte 147 persone, con un’età media di 50 anni, e nel 90 per cento dei casi si trattava di malati per tumore. La presenza di 42 siti di sversamento concentrati in 15 chilometri quadrati, poi, non ha aiutato  l’economia, nonostante un patrimonio naturalistico di grande bellezza, tra mare, spiagge, laghi e pinete.