Mi ritornano in mente Nunzia e Vincenzo. I loro kiwi sono rinati un poco più in là…

IMG00229Era settembre del 2009. Nunzia resta in prima linea, è una donna determinata. Questa storia divenne un pezzo per Il Mattino, una delle denunce del mio documentario sulla Terra dei Fuochi. Ed è finito anche nel mio saggio pubblicato in Carta Straccia. 

GIUGLIANO. Terreni inquinati, niente causa risarcimento: la perizia costa troppo. «Rinunciamo con dolore, ma dimostrare le nostre ragioni contro i colossi, è impossibile». Lo dice a nome della sua famiglia Vincenzo Cacciapuoti, 70 anni, agricoltore, sfiancato dalla lunga vertenza legale che lo mette contro la Fibe Spa dal 2003, in una causa di richiesta dei danni, avviata in seguito all’essiccazione della sua piantagione di kiwi, a trecento metri da una cava in cui viene smaltita la Fos, nella zona di Tre Ponti- dove si concentrano numerose altre discariche – a ridosso dell’Asi. I contadini sostengono che i danni alla piccola azienda agricola, stimati in 400 mila euro a cui si aggiunge il mancato guadagno di sei anni – sarebbero stati causati dalla presenza di gas nel sottosuolo legata alla presunta cattiva gestione degli impianti di smaltimento dei rifiuti- testimoniata anche dallo scoppio di un pozzo artesiano. Entro novembre, la famiglia Cacciapuoti avrebbe dovuto portare in giudizio – davanti ai giudici della sezione distaccata a Marano del Tribunale di Napoli – la prova della relazione «causa-effetto», ma la perizia di parte ha un costo insostenibile: oltre 40 mila euro per carotaggi e indagini chimiche e geologiche. Così, dopo aver investito già quindicimila euro per altre perizie, a fronte di un risultato incerto, i Cacciapuoti non se la sono sentita di andare avanti. «Non ci hanno sostenuto nemmeno le associazioni di categoria», dicono. Oltre il danno anche la beffa, insomma. Tutt’intorno, altre coltivazioni hanno seguito la stessa sorte e proprio per questo nessun altro ha intrapreso una battaglia legale. Ora il loro terreno – sul quale ci sono ancora le piantine morte – è improduttivo e potrebbe essere venduto. «Mio marito ha deciso che a gennaio proverà a piantare di nuovo i kiwi. E finchè possiamo, resistiamo- dice Nunzia Pollastro, insegnante di 57 anni-. Anni fa ho scritto all’allora ministro Pecoraro Scanio per denunciare che i terreni dismessi sarebbero finiti in mano alla criminalità, ma nessuno mi ha ascoltato. Questo territorio viene devastato nell’indifferenza generale». Il dolore per la scoperta dei danni alle seicento piante di kiwi, si rinnova ora con la rinuncia. Tanta l’amarezza. «Adesso non ci sentiamo più capaci di progettare il futuro dei nostri figli in questo territorio, dove ci sono le nostre radici e il lavoro dei nostri genitori», continua Nunzia. I quattro figli della coppia vivono tutti lontano da Giugliano e non hanno intenzione di tornare a stabilirsi in zona. «Come condannare la loro scelta, visto che la nostra è diventata una terra di veleni?», riflettono i signori Cacciapuoti.
Tonia Limatola daIl Mattino del 13/09/09

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Sacchette tra le sacchette. Dall’Asi a Masseria del pozzo. La vita nei campi rom nel libro Come camaleonti davanti allo specchio

copertinaHo raccontato l’esodo dei rom dai campi della zona Asi, in cui hanno vissuto per trent’anni, lungo la circumvallazione esterna di Giugliano fino a Masseria del Pozzo, nell’area attrezzata di fronte a una discarica dismessa.  Dalla mia prima volta nel campo 7, fino alla mattina dello sgombero. Poi, intervisto padre Alex Zanotelli, in prima linea nella battaglia per i loro diritti. Come gli altri quindici autori, ho realizzato un viaggio sul mio territorio per raccontare storie di marginalità, incontrando i volti dei protagonisti, sforzandomi di raccontare come vivono, chi sono. Sforzandomi di offrire un punto di vista, nuovo, fuori dal pregiudizio. “Come camaleonti davanti allo specchio. La vita negli spazi fuori luogo” è quindi un lavoro collettaneo, pubblicato da Ad est dell’Equatore e curato da Antonio Esposito. E’ stato presentato alla libreria Ubik di Napoli, lo scorso 17 maggio e giovedì 30 maggio verrà presentato a Villaricca, alle ore 19, nella sede di illimitarte. Assieme al curatore Antonio Esposito, ci sarò io e altri autori Dario Stefano Dell’Aquila, Claudia Procentese, Luca Romano. Il libro raccoglie anche i racconti di Luigia Melillo, Giovanni Carbone, Elena Cennini, Fulvio Battista, Lesko Sobol Oksana, Mario Leombruno, Ciro Marino, Immacolata Carpiniello, Stella Cervasio, Paola Perretta, Fabrizio Geremicca. Nasce nell’ambito del progetto “Alterità. La vita e i diritti nello spazio e nel tempo dell’Altrove”, promosso dalla Cattedra di Bioetica Interculturale de l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. In copertina un disegno di Sergio Cennini, che riproduce il viso di Federico, nato a Budagne, di origine slave, al quale il libro è dedicato. 

Noi il pacco alla camorra glielo facciamo più grande

Essì, vuoi mettere, noi se una cosa la dobbiamo fare o la facciamo bene oppure niente. Insomma, Carta Straccia (edizioni Ad est dell’Equatore) non solo è uscito in edizione speciale per essere impacchettato tra i sacchetti di prodotti coltivati sulle terre confiscate ai clan, ma è stato inserito nel pacco GRANDE.

Pacco alla camorra con i prodotti coltivati sulle terre confiscate alla camorra

E non è un caso, no no. Le scatole (in due misure, come avrete capito) de “Facciamo un pacco alla camorra” ideate dal Comitato don Peppe Diana sono stati messi in vendita da ieri e verranno regalati dal Consorzio Sole anche ai sindaci anticamorra, cioè quelli che promuovono attivamente il riuso dei beni confiscati ai clan. Insomma, una bella cosa che nasce con Simmaco e Paola e che fa venire i brividi pensando alla grandiosità del progetto e anche ridere un sacco mentre quattro scalmanati che sembravano degli infiltrati (e che invece erano gli artefici) stamattina al teatro San Carlo hanno ricevuto gli applausi della platea di studenti che si era sorbita quasi tre ore di belle chiacchiere delle autorità. Che felicità.

http://www.facciamounpaccoallacamorra.it/

 

C’e’ più gusto a restare nella Terra dei fuochi

Ha ragione Cantone quando dice che le cose fatte su questo territorio hanno un sapore più bello. E non si riferisce solo ai frutti coltivati sulle terre di Don Peppe Diana a Casal di Principe dai ragazzi testardi di Mirella, ma al gusto di non perdere di vista l’obiettivo che, ricordando le parole di don Ciotti, non e’ solo il ripristino della legalità dove viene negato ogni diritto, ma anche quello di arrivare finalmente a un’assunzione di responsabilità, chiedendosi in pratica cosa si può fare per migliorare le condizioni di vita sul nostro territorio. “Basta delegare, chiedere agli altri- ha detto Cantone – interroghiamoci anche sul nostro ruolo. Tutti quanti. Non parliamo più solo di diritti negati, ma anche di adempimento dei doveri. La camorra si fa forte del “non c’è più niente da fare”. Cantone ha parlato ai ragazzi del campo estivo di Libera che arrivano da Ancona, Milano, e agli studenti del liceo Iommelli a San Cipriano d’Aversa in una villa confiscata ai clan e trasformata da un’associazione in una casa famiglia per disabili psichici. L’occasione? La presentazione del testo collettaneo “Carta Straccia. Economia dei diritti sospesi” (ad est dell’equatore) assieme al curatore Antonio Esposito e ad alcuni degli autori, tra cui io.

I nostri diritti? A Giugliano sono “Carta straccia”

Dire che er’inaspettata l’eventuale riapertura di Taverna del Re, mi sembra un azzardo ipocrita. Nell’emergenza, Giugliano offre sempre una soluzione facile facile con spazi belli e pronti. A Taverna del re o in via Ripuaria, fa lo stesso. Tanto, a conti fatti, siamo abituati a veder diventare carta straccia gli impegni per salvaguardare la città col maggior numero di discariche al mondo: 42 in 15 kmq. Un record che vorremmo cedere ad altri, direi. E di diritti negati parla proprio il testo collettaneo “Carta straccia. Economia dei diritti sospesi”, curato da Antonio Esposito e Luigia Melillo con la prefazione di Raffaele Cantone, al quale ho partecipato col saggio “Segnali di fumo, così brucia la terra dei fuochi”. Lo abbiamo presentato da Feltrinelli in piazza dei Martiri (non sara’ certo un caso…)assieme a Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania e un’altra autrice Stella Cervasio. Non ho interesse a svelare verita’(che tanto sono note) ma a raccontare le storie di diritti calpestati in questo triangolo di terra, dove da trent’anni si sversano migliaia di tonnellate di rifiuti tossici. Della devastazione,ma anche della crociata antidiossina che coinvolge volontari e attivisti. Convinta che la rete, quando c’è e funziona (intesa come gruppo e come web) da’ ottimi risultati. Ma non serve essere “virtuali” contro le cariche di polizia, ora bisogna esserci. In piazza a dire NO pacificamente.