Cirillo amò le donne come Berlusconi

Liberato dalle Br, era stato dimesso dalla politica. Cirillo nel 1981 si era ritirato a vita privata. Solo nel 2009 si era fatto convincere da Granata a partecipare al giro di presentazioni del mio libro sotto forma di intervista sulla storia del suo sequestro “Io, Cirillo e Cutolo”, edito da Cento Autori, dove l’io narrante era appunto Giuliano Granata, suo strettissimo collaboratore. Quando Granata, ex sindaco di Giugliano (anche lui scomparso), decise di raccontarmi alcuni dettagli della vicenda del sequestro, Cirillo seguì con attenzione i progressi del nostro lavoro. So che si sentivano spesso al telefono, forse si confrontavano sulla verità da svelare. Cirillo ne volle leggere la bozza e decise di apportare delle correzioni, minime, per non offendere il figlio quando si parlava del suo intervento per la liberazione. Una roba sentimentale, insomma. Segno che sul resto, erano d’accordo. Mentre raccoglievo le sue dichiarazioni, Gava morì e Granata cominciò ad ammettere che l’uomo dell’anello della Dc era a conoscenza della trattativa. Per salvare Cirillo dalle Br, nel 1981 Granata andò nel carcere di Ascoli Piceno a chiedere aiuto a Cutolo assieme a due camorristi e agenti dei servizi segreti. A margine dell’intervista racconto anche gli incontri privati tra Cirillo e Granata e del loro rammarico di essere stati “dimessi dalla politica”. Cirillo non mancò alla prima presentazione del libro avvenuta nel marzo del 2009 presso l’Emeroteca Tucci, a Napoli. Nell’occasione, ritrovandosi in piazza Matteotti, a pochi passi dal palazzo dell’allora sede della Provincia, di cui Cirillo era stato presidente e Granata suo braccio destro, i due ricordarono anche i vecchi tempi. Quando la politica era il loro pane quotidiano. Si vantavano di aver preceduto Berlusconi nelle storie con le donne e di aver creato il premio Totò da assegnare alle giovani attrici proprio per sedurle. Lo dissero a me sapendo che, per cultura e ideologia, sarei rimasta contrariata. Due vecchietti burloni, in pratica. Durante l’incontro con la stampa, Cirillo ricordò gli ultimi momenti dei poliziotti uccisi e rivelò che nel mirino dei brigatisti c’era anche la moglie. Partecipò anche a quelle successive, che si svolsero a Vico Equense e Torre del Greco. Non voleva dare l’idea di un uomo sconfitto: «Che volete, uno che ha perso dei parenti sotto i bombardamenti, che è stato prigioniero nel campo di concentramento – disse Cirillo ai giornalisti – deve intendere la vita come una missione, compreso l’impegno politico». Ma la verità del perché di quella vita fuori dai riflettori non la conosceremo mai. È facile immaginare che il silenzio possa essere stato d’oro. E forse per questo, chissà, che Pomicino oggi dice che Cirillo “merita rispetto e riconoscenza”.tonia cirillo granata axidie

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Giugliano compromessa e terra di compromessi

IMG-20170526-WA0003In questi giorni a Giugliano si spara e si teme che si aprano vecchie ferite in una città che ha faticato a lungo per levarsi da dosso l’etichetta di città di camorra. Prima gliela avevano affibbiata i mass media a causa delle sparatorie per strada negli anni Ottanta, che avevan lasciato a terra anche una vittima innocente, Mena Morlando, la cui terribile vicenda era stata dimenticata e solo grazie al magistrato Cantone – che l’ha ricordata nel suo libro “Solo per Giustizia”- è diventata simbolica di un territorio che vuole farcela assieme al circolo locale di Libera, che porta proprio il nome di Mena.

Poi, sono arrivate le aggressioni al territorio: le discariche abusive e le speculazioni edilizie, denunciate dagli inizi degli anni Novanta da un gruppo di giovani attivisti di Legambiente (tra cui Raffaele Del Giudice). A chiudere il cerchio era arrivato un atto formale di scioglimento per camorra nel 2012.

Cosa succede oggi? si torna a sparare in pieno centro, le aggressioni al territorio non sono finite, i beni confiscati ai clan restano ancora una scommessa da vincere.

Così domani si farà il punto della situazione su queste questioni in occasione della chiusura del percorso di legalità “Conoscere per crescere” nella scuola Marconi di via Basile. Il tema è “Giugliano, territorio segnato dal compromesso. Dal caso Cirillo a oggi”. Appuntamento: sabato 27 maggio, alle ore 10. Sono stata invitata a parlare anche io in quanto autrice del libro intervista “Io, Cirillo e Cutolo”, edito da Cento Autori. La voce narrante è Giuliano Granata, ex sindaco Dc che andò in carcere da Cutolo a chiedergli di intervenire per la liberazione dell’allora assessore regionale Ciro Cirillo sequestrato dalle Brigate Rosse. Intervengono: la preside Giovanna Mugione; Camilla Sgambato, deputato, membro Commissione Cultura; Raffaele Del Giudice, vicesindaco di Napoli; Antonio Esposito, ricercatore – esperto beni confiscati. Conclude: Angela D’Onghia, Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Istruzione. Modera gli interventi Lorenzo Iuliano, giornalista de Il Mattino.

Il terremoto mi fa 268 volte paura

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Da Il Sole 24 Ore

Non sopporto le interviste ai geologi. A quelli che dicono “lo avevamo detto noi”. Non è colpa loro, lo so. Me la prendo con chi era stato messo sull’avviso e non ha mosso un dito. Per fortuna c’è una macchina della solidarietà che cammina. E mi piacciono i rifugiati che scavano sotto le macerie. Ma in generale, detesto quelli che chiacchierano sul dolore altrui. Mi fanno male le scene di disperazione, le storie di vita di persone normali che diventano protagoniste di un programma tv a causa di una tragedia. Quindici minuti di gloria adesso e il vuoto nero dell’abbandono poi. Sarà che mi sento a rischio. Il terremoto nell’Ottanta l’ho sentito anche io e so che non porta niente di buono. Morti, danni, povertà. Mi cresce l’ansia a pensare che si possa ripiombare in questo incubo anche qua. Napoli è ancora segnata dalla speculazione edilizia, devastata dalla ricostruzione e in pieno centro ci sono centinaia di edifici a rischio, mentre in Irpinia ci sono ancora tante, troppe ferite aperte… Che si fa? Si aspetta il turno nostro?

Era una domenica sera e stavo giocando con mia sorella in camera nostra quando mio padre ci venne a portare via. Avevamo appena avuto il tempo di notare il lampadario ballare sulle nostre teste. Furono un minuto e venti secondi di terrore e li trascorremmo tutti e quattro abbracciati, con mamma, sotto l’arco della porta d’ingresso mentre il nostro cane Baffi fuggiva giù per le scale. Nello stesso momento, a venti chilometri da casa nostra, nel quartiere di Poggioreale stava crollando un palazzo in via Stadera. Sotto le macerie rimasero cinquantadue morti, mentre in contemporanea migliaia di abitazioni in tutto il napoletano si meritarono l’etichetta di terremotate, conservata poi tristemente per anni. Per due giorni abbiamo vissuto da sfollati per la paura di essere sorpresi dalle scosse sismiche. Accampati sotto casa, abbiamo dormito in auto. Non capimmo subito la dimensione del dramma che, invece, si era consumato altrove. L’epicentro del terremoto era l’Irpinia, dove c’erano migliaia di morti e migliaia di persone senza casa. Un dramma che era difficile da raccontare. Per radio arrivavano poche notizie.

I soccorsi tardarono ad arrivare. Il Mattino titolò in prima pagina con un inchiostro nerissimo “Fate presto” e la Dc al governo insorse sostenendo che si stava facendo dell’inutile allarmismo prima di essere smentita dalle dichiarazioni del Presidente Pertini, in visita sui luoghi del disastro. Quelle due scosse sismiche di magnitudo 6.4 della scala Richter, della durata complessiva di un minuto e venti secondi, hanno segnato profondamente Napoli e la sua storia.  (Da “Io, Cirillo e Cutolo”, Ed. Cento Autori, 2009)

Chi trema ora a Giugliano per il caso Cirillo? Scotti potrebbe raccontare tutto…

copertina02Chissà cosa starà pensando il giudice Alemi che per anni ha tentato invano di svelare la trama intricata del caso Cirillo. Ora Pasquale Scotti potrebbe finalmente rivelare i dettagli della trattativa che impegnò la DC, i servizi segreti e la camorra per la liberazione dell’ex assessore della Regione Campania Ciro Cirillosequestrato dalle Br nel 1981. Una vicenda sulla quale anche io ho tentato invano di fare luce con il mio libro  “Io, Cirillo e Cutolo” (Edizioni Cento autori, 2009) in cui intervisto Giuliano Granata, il sindaco della Dc che si recò in carcere per chiedere al boss della NCO di intervenire sulle Br per ottenere la liberazione del suo amico assessore. L’ho scritto “anche tra di loro gli uomini della Dc non si dicono mai la verità”.

Nei giorni in cui lavoravo al testo, morì Antonio Gava e solo allora Granata si liberò di un qualche peso, parlandomi della trattativa e ammettendo che la Dc ne era a conoscenza. Fino a quel momento aveva negato, anche davanti ai giudici, assumendosi la responsabilità dell’iniziativa. “Cirillo è come un padre per me”, diceva di aver detto anche a Cutolo. Questo coinvolgimento gli costò la carriera politica, ma non credo che Granata, ormai defunto tre anni fa, se ne fosse mai pentito. In cambio di questo segreto probabilmente dovette ottenere un risarcimento significativo. Hanno avuto invece solo dolore e la vita stravolta i familiari degli uomini della scorta di Cirillo, ai quali è necessario dedicare mille pensieri di vicinanza per il sacrificio terribile a cui purtroppo sono stati sottoposti.

Il ruolo di Giugliano nel caso Cirillo non deve sfuggire. Ad accompagnare Granata in carcere fu il suo conterraneo Corrado Iacolare, uomo di spicco della NCO di Cutolo e morto nel 2015 dopo trent’anni di latitanza. Da Scotti ora potrebbe arrivare anche il retroscena dell’omicidio del commissario Antonio Ammaturo, che era stato dirigente del presidio cittadino di polizia e al quale è stato dedicato il complesso immobiliare confiscato ai clan sulla circumvallazione esterna.  Nel 1982 il delitto venne attribuito alle Brigate Rosse, ma si è sempre avuto il sospetto che anche la camorra abbia giocato un ruolo importante nella vicenda.

 

38 anni dalla morte di Moro


Dalle ore 9, del 16 marzo 1978, per cinquantacinque giorni Aldo Moro rimase nelle mani delle Brigate Rosse fino al 9 maggio in cui il corpo del presidente della DC venne ritrovato a Roma all’interno di una Renault 4 rossa in via Caetani. Il giorno della strage di via Fani (vennero uccise 5 guardie del corpo di Moro) La Repubblica usciva con questo titolo “Antelope Cobbler? Semplicissimo è Aldo Moro presidente della DC”.  Riportarono articoli sullo scandalo Lockheed, anche La StampaIl Giornale e il Corriere della Sera.

Ma chi era Antelope Cobbler? Lo scandalo Lockheed risale agli anni ‘ 70. La vicenda delle tangenti pagate dall’ industria aeronautica a politici e militari per favorire gli acquisti all’ estero dei suoi velivoli portò a veri e propri terremoti in Germania, Olanda e Giappone, oltre che in Italia, dove furono coinvolti l’allora ministro della difesa Mario Tanassi e addirittura il presidente della Repubblica Giovanni Leone, costretto alle dimissioni ma scagionato nei decenni successivi dall’accusa di essere lui Antelope Cobbler. Solo molti anni dopo si scoprì che con questo termine in codice gli americani non indicavano una persona in particolare ma tutto un sistema di potere italiano.

Il ministro dell’Interno Francesco Cossiga alle ore 10.45 presiede al Viminale la prima riunione del Comitato tecnico-politico-operativo e viene creato un Comitato per la gestione della crisi costituito da un piccolo gruppo di esperti e alle 12 vengono diffuse le schede segnaletiche di 16 presunti terroristi ricercati. Il 19 marzo viene pubblicata la prima foto di Moro. Il 21 marzo vengono varate al governo, con l’appoggio di tutti i partiti della maggioranza, le leggi di emergenza per fronteggiare il fenomeno terroristico: d’ora in poi per le intercettazioni telefoniche basterà l’autorizzazione orale del magistrato: viene istituito il fermo di identificazione; arresto provvisorio per chi è sospettato di preparare delitti; ammesso l’interrogatorio in questura senza la presenza dell’avvocato; modificato il segreto istruttorio e la figura del giudice naturale per creare una banca delle notizie. I brigatisti sotto processo a Torino rivendicano il sequestro Moro. Il presidente Barbaro della Corte di Assise di Torino respinge l’ordine del ministero dell’Interno che vieta alla stampa e alla TV di entrare nell’aula del processo. La verità non è ancora nota. In rete circolano le ipotesi più diverse. Ancora più misterioso resta l’epilogo del sequestro Cirillo.

Due anni dopo, nell’aprile del 1981 le BR sequestrarono l’allora assessore della Regione Campania Ciro Cirillo (anche lui esponente Dc) ritenuto, pare a torto, responsabile della gestione dei fondi per la ricostruzione post terremoto che aveva fatto molti morti e danni alle case in alta Irpinia e anche a Napoli. Dopo 89 giorni, il politico venne liberato grazie all’intercessione del boss Raffaele Cutolo (una lunga trattativa che portò anche al pagamento di un riscatto), al quale si erano rivolti i servizi segreti, facendosi aiutare dal braccio destro di Cirillo, l’allora sindaco di Giugliano – Giuliano Granata- che si recò in carcere da lui assieme a due camorristi della sua città di origine.

Ho provato a scriverne nel mio libro intervista edito da Cento Autori “Io, Cirillo e Cutolo” ma non è ancora chiaro come mai per Moro lo Stato decise per la linea ferma, mentre si arrivò addirittura a scendere a patti con la criminalità organizzata pur di salvare Cirillo.

Addio Iacolare, ultimo testimone del giallo sul sequestro Cirillo3⃣

Sono passati trent’anni e dei 21 protagonisti di questa storia sono rimasti in vita solo Ciro Cirillo e il giudice Alemi. Il primo, almeno a leggere l’intervista resa a Gigi Di Fiore nei giorni scorsi, smentisce l’esistenza di un memoriale annunciata al compianto Giuseppe D’Avanzo di Repubblica, non sarebbe in grado di aggiungere nulla al silenzio osservato per più di trent’anni. È un ultranovantenne smemorato. Le uniche cose nuove le dichiarò in occasione della presentazione del mio libro “Io, Cirillo e Cutolo” (edizioni Cento Autori, 2009) per far piacere all’amico fedele Giuliano Granata che si recò in carcere da Cutolo con Corrado Iacolare (entrambi erano di Giugliano ed entrambi sono morti) perchè intercedesse con le BR per la sua liberazione. Alemi non si trova ovviamente nella posizione di poter affermare più verità di quante non risultano scritte negli atti giudiziari. La morte di Iacolare, ormai all’estero da anni, chiude – senza risolverlo – un capitolo triste della nostra storia. Con la trattativa si formalizzò un accordo criminale tra servizi segreti deviati, stato, Br e camorra. I cui risvolti, purtroppo, sono ancora tangibili.

Il caso Cirillo. Se l’ex latitante Scotti ora parlasse…

copertina02Si nascondeva a Recife Pasquale o ‘colier. E c’è chi ritiene la sua latitanza come necessaria, finora. Scotti custodirebbe troppi segreti e molti riguarderebbero quella maledetta trattativa che portò alla liberazione di Ciro Cirillo, l’assessore regionale Dc rapito dalle Br nel 1981 e liberato grazie all’intercessione di Cutolo. Scotti saprebbe molto di quel passato di rapporti con pezzi dello stato e con agenti dei servizi segreti. Era ricercato dal 1984. Scappò dall’ospedale di Caserta dove era ricoverato dopo l’inizio della sua collaborazione, fittizia ed evidentemente finalizzata alla fuga. Secondo i magistrati, Scotti era un killer spietato al servizio di Raffaele Cutolo definendolo un uomo “capace con le armi, ma è anche una mente raffinata”. Forse lui potrebbe chiarire meglio i rapporti tra pezzi dello Stato, camorra e Br, che nell’occasione del sequestro Cirillo entrarono in contatto. Mi piacerebbe fare due chiacchiere con lui per arricchire le pagine del mio testo “Io, Cirillo e Cutolo”(frutto dell’intervista a Giuliano Granata, braccio destro di Cirillo, ed ex sindaco di Giugliano) deceduto due anni fa) che si recò (mai da solo) in carcere da Cutolo ad Ascoli Piceno per chiedere al professore vesuviano di perorarne la causa presso i brigasti in carcere.