La musica di Sofar Naples arriva nei beni confiscati alla camorra a San Cipriano

Inseguendo le rotte del Sofar Naples, mi sono ritrovata a San Cipriano d’Aversa in un bene confiscato alla camorra trasformato per una sera (non è l’unica occasione) in un luogo aperto a tutti. Succede grazie a un gruppo di lavoro che non a caso si chiama “Work in progress” ed è composto da 15 attivisti under 30.

unnamedCinque anni fa hanno occupato un bene confiscato alla camorra che il Comune, a causa di un contenzioso con demanio, non riusciva a far funzionare nè ad assegnare. Lo testimonia il cartellone all’ingresso che informa i passanti dei lavori che sarebbero dovuti partire. “C’è anche il nome di un architetto che avrebbe dovuto dirigere i lavori e che ormai è morto”, dicono i ragazzi. La villetta sottratta a un criminale restava abbandonata e i ragazzi hanno deciso di realizzare comunque il progetto della legge che ne prevede il riutilizzo sociale. Da soli, impegnandosi nei lavori di pulizia del giardino e di sistemazione della casa. Un fatto anomalo in una cittadina sonnacchiosa dove i giovani sognano di scappare via piuttosto che pensare a rimboccarsi le maniche.

La mentalità è chiusa. “In paese ce ne dicono di tutti i colori”, alzano gli occhi al cielo le ragazze. A sentire i residenti, cacciato via il boss ora nella villetta si farebbero orge e riti satanici. “E se ci considerano dei diversi, questo non ci dispiace affatto”, sottolineano. Queste voci maligne allontanano molti giovani del posto, ma i ragazzi resistono comunque. Per spiegare alla gente che qui si muore di tumore per colpa dei veleni della camorra, due anni fa gli attivisti di Work in progress hanno fatto un blitz notturno riempiendo la città di sagome di plastica con i cuori neri. “Ai convegni sulla Terra dei fuochi nessuno partecipava, allora abbiamo portato la discussione in strada”, spiega Andrea.

A fine concerto Andrea sale sul palco.  “Dove adesso sentiamo questa bella musica- dice- dieci anni fa si sedevano per prendere decisioni in danno alla comunità. Adesso questa casa è un bene comune. Noi cerchiamo di riqualificare il nostro territorio e combattiamo per tutelare quello che ci resta. La camorra non ha solo avvelenato l’aria ma ha distrutto le menti. Noi prima di tutto, bonifichiamo le teste. E avervi qua è una grande vittoria”. Con loro vince anche Peppe Fontanella, manager del Sofar che col suo gruppo di lavoro porta la musica in luoghi inusuali e privati. Una storia di resistenza culturale e bella, anche questa.

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