Dieci anni di Alta Velocità. Il mio esordio fu questo

“Corri, corri, altrimenti perdi il treno dell’alta velocità”. Sosta selvaggia davanti alla stazione, poi la signora fa lo slalom tra i carrelli e i turisti, tenendo per mano il figlio adolescente, alto quasi due metri. Core di mamma deve andare a Firenze e la donna col pinocchietto di jeans si è convinta a lasciarlo andare in vacanza da solo per la prima volta. Arriva trafelata al binario 16 di Napoli centrale, davanti a lei l’Eurostar Italia av 9432, delle 7.48. Sale sulla carrozza 11 e si assicura soddisfatta che il pupo non viaggerà in direzione contraria al senso di marcia, ma mentre si attarda per le solite raccomandazioni, il treno parte, silenzioso e puntuale. A nulla serve la corsa verso l’uscita e le urla di sgomento. Il controllore non si impietosisce nemmeno alla prospettiva che il carro attrezzi rimuoverà forzatamente l’auto sul piazzale della stazione: multa e rimbrotto, la signora dovrà rimanere a bordo, suo malgrado fino a Roma Termini. Arrivo previsto, ore 9.15. Un bell’inizio di giornata, in pratica. Tra Formia e Latina, l’eurostar si ferma sotto una pioggerellina seccante con un sobbalzo di luce. Calo di tensione, annunciato un ritardo di 15 minuti. “E menomale che è un treno veloce”, si sussurra a bordo. Il quarto d’ora prospettato passa in un battibaleno e, dopo le accese proteste di chi aveva investito non poco in moneta sonante (33 euro per la tratta Napoli Roma) per guadagnare tempo, arriva un altro eurostar in soccorso dei passeggeri. Si affianca, un portellone viene aperto e gli operatori delle ferrovie cominciano ad armeggiare con una passerella per facilitare il trasbordo. Nel frattempo è tutto un coro di trilli e racconti della disavventura al cellulare riservati ad amici e parenti. Una coppia di Caserta avvisa dell’intoppo il figlio emigrato a Ravenna, un impiegato di Napoli deve riprendere servizio a Firenze dopo le vacanze, una nonna di Gragnano accompagna a Milano la nipote che è stata sua ospite per ferragosto. Una volta pronta la passerella, si passa nell’altro treno, dove le proteste dei passeggeri dell’eurostar bloccato si sommano a quelle dei loro colleghi costretti al salvataggio, insieme con gli altri fermi in stazione costretti al ritardo perché i due treni bloccano tutta la linea. Intanto, la madre amorevole bestemmia e accusa il figlio di averle rovinato la giornata. La visione numerologica della vita accomuna qualche crocchio e vengono fuori pure le cifre per il lotto. Poi, anche grazie alla prontezza di spirito del personale di bordo, si risolve tutto in una risata alla volta di Roma. Unica consolazione: il rimborso del 50 per cento del costo del biglietto (richiesta da presentare entro 30 giorni su apposito modulo). La tragedia si consuma, invece, per l’adolescente: la mamma ha deciso che non lo accompagnerà al binario 9 di Roma Termini dove per gli altri continuerà la “corsa” verso Milano. A lui la malasorte riserva un ritorno a Napoli, con un più sicuro intercity. E addio vacanze senza mammà: “Menomale che sono rimasta bloccata con te, lo avevo detto io che non dovevi partire”.

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