Ma quale amore…al Nuovo Teatro Sanità

parrella donadioÈ terribile scorgere negli occhi del partner i primi segni di disamore. Lo sguardo sfuggente che non fa più calore, il sorriso affettuoso da cui non traspare più passione. Non perché abbiamo tradito o sbagliato qualcosa, ma semplicemente perché non siamo più amati.

Gli occhi sorridono ma non ardono più. Averne contezza è devastante.

E tanto è più terribile quanto noi siamo ancora profondamente legati e bisognosi di quegli sguardi per guardare avanti con serenità. E non mi dite che noi abbiamo valore a prescindere, che dobbiamo abituarci all’amore che finisce, che si evolve, che stare assieme non è sempre un vortice di risate e corse sotto le lenzuola.

No, no perchè non mi riferisco all’amore quieto che arriva dopo anni di tormento e passione. Parlo proprio del disamore. Di quando ci sentiamo vicini all’abbandono. Di quando il nostro partner guarda oltre, quando il suo sguardo ci attraversa perché siamo diventati trasparenti.

Con questa sofferenza abbiamo fatto i conti tutti. La interpreta bene Cristina Donadio (accompagnata dal pianista Gregorio Calculli) che legge “Ma quale amore “ di Valeria Parrella, la quale si commuove assieme a noi tra il pubblico, tutti seduti sulle tavole del Nuovo Teatro Sanità (che solo questo volo sul palco basterebbe a incantare gli spettatori). L’occasione è il primo degli incontri in calendario per la rassegna Racconti d’inverno, progetto ideato da Carlo Caracciolo.

Come è brutto avere davanti a sè il fantasma dell’uomo che ti sollevava di peso e ti faceva volare come una bambulella, che ti riempiva la giornata di pensieri e sorprese, trascinandoti in una vertigine continua. E poi all’improvviso il sospetto che riservi ad altre il suo interesse, la propria curiosità, le stesse attenzioni. E la necessità di trovare una scusa di lavoro per fare un lungo viaggio assieme per poi scoprire che, una volta a destinazione, come racconta la Parrella, ha fretta e ansia di far sapere a un’altra di essere arrivato sano e salvo a Buenos Aires.

Una scoperta, quella di non essere più l’unica, che lascia il segno e apre possibili scenari. Prima che me ne accorgessi scriveva solo a me? Amava solo me? Chissà.

Ma quale amore… poi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...