Oggi è 23 e si contano 36 anni di terrore

23int05f2Quando in qualsiasi parte del mondo c’è una scossa, i campani non possono che tremare al pensiero del terremoto dell’Ottanta. In Italia, in Giappone, ovunque. Ognuno ripesca in testa il proprio ricordo. E quando se ne parla tra amici, poi arriva anche la nota di calore, il piccolo aneddoto. Spesso riguarda il momento della fuga, l’abbraccio con i familiari, la reazione dei vicini, gli accampamenti in auto e i giochi di noi bambini.

Qualche volta la narrazione a distanza di tanti anni è persino molto divertente. C’è poi chi, come me, ha imparato ad esplorare il mondo in bicicletta nei giorni in cui non si andava a scuola e, nello stesso tempo, ha cominciato a fare i conti con la caducità della vita. Ma come tutti noi, credo, costretti a trasferirsi in auto per qualche giorno e a gestire un’emergenza tutta nuova con la paura di perdere la casa, le proprie cose.

Tutto sommato nel napoletano, la maggior parte di noi si può permettere di raccontare con leggerezza quel tempo di piccoli disagi, di preoccupazioni, di vita collettiva fuori dalle case. In Irpinia, invece, chi ne parla adesso può raccontare il dramma delle case crollate, del freddo per strada e, poi, contare gli amici e i parenti finiti sotto le macerie. Come, purtroppo, fanno adesso a dove proprio oggi si sta ancora tremando.

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