38 anni dalla morte di Moro


Dalle ore 9, del 16 marzo 1978, per cinquantacinque giorni Aldo Moro rimase nelle mani delle Brigate Rosse fino al 9 maggio in cui il corpo del presidente della DC venne ritrovato a Roma all’interno di una Renault 4 rossa in via Caetani. Il giorno della strage di via Fani (vennero uccise 5 guardie del corpo di Moro) La Repubblica usciva con questo titolo “Antelope Cobbler? Semplicissimo è Aldo Moro presidente della DC”.  Riportarono articoli sullo scandalo Lockheed, anche La StampaIl Giornale e il Corriere della Sera.

Ma chi era Antelope Cobbler? Lo scandalo Lockheed risale agli anni ‘ 70. La vicenda delle tangenti pagate dall’ industria aeronautica a politici e militari per favorire gli acquisti all’ estero dei suoi velivoli portò a veri e propri terremoti in Germania, Olanda e Giappone, oltre che in Italia, dove furono coinvolti l’allora ministro della difesa Mario Tanassi e addirittura il presidente della Repubblica Giovanni Leone, costretto alle dimissioni ma scagionato nei decenni successivi dall’accusa di essere lui Antelope Cobbler. Solo molti anni dopo si scoprì che con questo termine in codice gli americani non indicavano una persona in particolare ma tutto un sistema di potere italiano.

Il ministro dell’Interno Francesco Cossiga alle ore 10.45 presiede al Viminale la prima riunione del Comitato tecnico-politico-operativo e viene creato un Comitato per la gestione della crisi costituito da un piccolo gruppo di esperti e alle 12 vengono diffuse le schede segnaletiche di 16 presunti terroristi ricercati. Il 19 marzo viene pubblicata la prima foto di Moro. Il 21 marzo vengono varate al governo, con l’appoggio di tutti i partiti della maggioranza, le leggi di emergenza per fronteggiare il fenomeno terroristico: d’ora in poi per le intercettazioni telefoniche basterà l’autorizzazione orale del magistrato: viene istituito il fermo di identificazione; arresto provvisorio per chi è sospettato di preparare delitti; ammesso l’interrogatorio in questura senza la presenza dell’avvocato; modificato il segreto istruttorio e la figura del giudice naturale per creare una banca delle notizie. I brigatisti sotto processo a Torino rivendicano il sequestro Moro. Il presidente Barbaro della Corte di Assise di Torino respinge l’ordine del ministero dell’Interno che vieta alla stampa e alla TV di entrare nell’aula del processo. La verità non è ancora nota. In rete circolano le ipotesi più diverse. Ancora più misterioso resta l’epilogo del sequestro Cirillo.

Due anni dopo, nell’aprile del 1981 le BR sequestrarono l’allora assessore della Regione Campania Ciro Cirillo (anche lui esponente Dc) ritenuto, pare a torto, responsabile della gestione dei fondi per la ricostruzione post terremoto che aveva fatto molti morti e danni alle case in alta Irpinia e anche a Napoli. Dopo 89 giorni, il politico venne liberato grazie all’intercessione del boss Raffaele Cutolo (una lunga trattativa che portò anche al pagamento di un riscatto), al quale si erano rivolti i servizi segreti, facendosi aiutare dal braccio destro di Cirillo, l’allora sindaco di Giugliano – Giuliano Granata- che si recò in carcere da lui assieme a due camorristi della sua città di origine.

Ho provato a scriverne nel mio libro intervista edito da Cento Autori “Io, Cirillo e Cutolo” ma non è ancora chiaro come mai per Moro lo Stato decise per la linea ferma, mentre si arrivò addirittura a scendere a patti con la criminalità organizzata pur di salvare Cirillo.

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