Le tre regole magiche per i rom

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Si esce fuori dalla logica dei campi. Niente più ghetti polverosi, abitati da madonne che accudiscono i loro piccoli nelle baracche. E per i bambini niente più giochi d’acqua nelle pozzanghere di fango e letame. Niente più scorribande tra topi e rifiuti. Lasceranno il campo comunale accanto alla discarica di Masseria del pozzo. Vivranno finalmente nelle case. Andranno a scuola anziché seguire gli adulti a elemosinare il pane o peggio a imparare per strada che per sopravvivere devi delinquere. Alcuni di quelli cresciuti a Giugliano lo hanno imparato in fretta. Non basterà svuotare i polmoni dalle esalazioni tossiche dei rifiuti, ma a breve ci auguriamo possano rinascere altrove.

Le prossime generazioni potranno liberarsi da quella terribile etichetta di sporcizia e cattiveria con cui vengono marchiati appena nascono. Ci sono voluti trent’anni per capire che l’emergenza abitativa dei rom andava governata, che l’inclusione era necessaria, che gli sgomberi andavano programmati senza provocare pericolosi esodi capaci di sperperare più denari di quanti sono necessari per risolvere la questione.

Che cosa è cambiato? La novità consiste che adesso si punta su uno spazio abitativo collettivo nel quale associazioni, servizi comunali e comunità rom dovranno convivere e lavorare assieme. Insomma, una nuova frontiera dell’integrazione in un territorio sul quale la tardiva presa di coscienza del fenomeno della terra dei fuochi (di cui si attribuisce colpa ai rom, esecutori spesso degli incendi) sta facendo salire la tensione alle stelle.

A Giugliano i rom ricominciano da tre. Tre gli enti, tre le regole per restare nel villaggio. Ma come funziona? Il Comune di Giugliano mette a disposizione il suolo (da individuare), il ministero dell’Interno 400 mila euro; mentre è di 900 mila l’impegno spesa della Regione. Dal canto loro, i rom dovranno rispettare tre regole: mandare a scuola i piccoli, avere cura delle abitazioni, non dedicarsi ad attività criminali. Ovviamente oltre all’accattonaggio e ai piccoli furti, in materia di sicurezza si pensa soprattuto a scongiurare i roghi tossici di rifiuti. Le colonne di fumo che si innalzano dai campi rom sono una delle ragioni più forti dell’intolleranza nei confronti della comunità che vive nell’epicentro della terra dei fuochi.

Il progetto dovrà superare la prova del dibattito in aula consiliare. A Giugliano la seduta è fissata per la mattina del 10 febbraio. Leggo in rete tanti commenti. I cittadini e i loro rappresentanti sono inquieti. Vedremo quali istanze (solidarietà o egoismo e paura) prevarranno.

 

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