Sandro Ruotolo a Napoli per Giancarlo Siani

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Dal 4 maggio sotto scorta per le minacce di Zagaria, Sandro Ruotolo si ferma per un caffè a piazza Carità prima di andare all’incontro per il trentennale della morte di Giancarlo Siani al Suor Orsola Benincasa. Il capo dei Casalesi lo vorrebbe squartato vivo, lui si è messo a dieta. Io giro lo zucchero di canna nella tazzina e gli chiedo se si sente davvero a rischio. Mi mostra dal suo smartphone il verbale delle intercettazioni in cui si parla di lui. Capisco meglio. È uno che non trema, ma questa vita blindata non la trova facile. Il lavoro, la famiglia, il cinema, le vacanze. Tutta la sua vita sconvolta per un’intervista scomoda a Carmine Schiavone sulla terra dei fuochi, andata in onda nella trasmissione Servizio pubblico. Parla con passione di Napoli, che è la sua città d’origine, ricorda la morte di Siani ed è scontento di come questa città viene narrata oggi. “Stiamo ancora a discutere se la camorra c’è o no”, dice amareggiato riferendosi al dibattito sollevato dalle parole della Bindi, alla quale dà ragione. Ruotolo è uno dei 187 giornalisti minacciato di morte dall’inizio dell’anno, dato fornito da Libera. “Ma si può lavorare anche così”, dice al nostro amico Angelo Mazzagatti sottolineando anche che gli uomini della sua scorta sono eccezionali. Io capisco così che ha tutta l’intenzione di continuare a fare questo mestiere. Per Siani e per chi ci crede ancora.

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