Adulti e disperati in 24 ore. L’Sos per i minori non accompagnati

minori-lampedusaAlì compirà 18 anni tra dieci giorni e si ritroverà di nuovo in strada e senza un lavoro. Il rischio è che perda anche il permesso di soggiorno. Così andranno in fumo il suo sogno di vivere dignitosamente in Italia e gli sforzi dei progetti di inclusione finanziati dal nostro welfare e avviati con gli operatori sociali. Il ragazzo venne ritrovato a Portici all’inizio del 2013: era fuggito da una fabbrica del vesuviano in cui veniva costretto a lavorare per 12 ore in cambio di vitto e alloggio. Una condizione drammatica per un adolescente. Nella stessa situazione di Alì (il nome è di fantasia), tra Napoli e provincia si trovano decine di minori stranieri non accompagnati. Arrivano dal Bangladesh, dal nord Africa e sognano una vita migliore. Per l’accoglienza in strutture residenziali e continuare a garantire loro il diritto allo studio o alla formazione professionale, c’è bisogno di risorse. Servono  finanziamenti pubblici per evitare l’interruzione del loro percorso verso l’autonomia. Senza sostegno, Alì rischia di non avere scelta e il passo indietro verso lo sfruttamento sarebbe inevitabile, oltre che terribile. Ma cosa succede quando la tutela si interrompe? Nel giro di un giorno, i neo maggiorenni perdono la possibilità di restare ospiti nella struttura di accoglienza, di continuare il tirocinio professionale e, di conseguenza, diventa a rischio il permesso di soggiorno. In pratica, tutti gli sforzi fatti per l’integrazione vengono vanificati. Da minori tutelati a clandestini, il passo può essere breve. “Se si interrompe il processo prima che si raggiunga il traguardo dell’autonomia, si bruciano purtroppo anche le risorse investite finora sul giovane”, spiegano gli operatori sociali. Adulti e disperati in 24 ore, in sostanza. “Compiono età per essere indipendenti, ma non hanno ancora gli strumenti per esserlo. Fino al giorno prima coccolati e tutelati, poi ritornano a fare i lavavetri ai semafori o peggio a essere sfruttati nelle fabbriche o nei campi.
C’è uno spazio vuoto, quindi, da riempire lungo il percorso che promuove, progetta e realizza interventi rivolti ai minori stranieri non accompagnati. Lavorano per strada, dedicandosi al piccolo commercio o all’ambulantato nelle zone balneari, e più frequentemente come lavavetri al semaforo. Tutte attività precarie, ma che comunque servono a sostenere il loro progetto migratorio. Spesso però, come è successo ad Alì, quando vengono abbandonati di colpo dal welfare, ritornano ad essere sfruttati in cambio di vitto e alloggio. Senza occasioni di crescita e di integrazione, in pratica.

 

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