“Noi non siamo razzisti, sono loro che sono rom”

“Ecco perchè se ne devono andare: distruggono l’economia, appiccano incendi, sporcano e non si adeguano alle nostre regole e leggi”. Se questa regola valesse per tutti, Giugliano si spopolerebbe. Ma l’esodo dei rom, a caccia di un terreno dove sistemarsi definitivamente dopo la serie di sgomberi, sta facendo salire alle stelle la tensione sociale. E in mezzo a tanti cittadini, davvero persuasi che i rom debbano poter vivere in condizioni dignitose seppur ma lontano da casa loro, ce ne sono alcuni che non solo desiderano averli lontano, ma desiderano  farli sparire proprio da Giugliano. In che modo? Beh, questo non è chiaro, ma il metodo adottato dai politici locali è trasparente. In aula hanno detto due volte No ad altri insediamenti dopo aver ospitato 200 rom nel campo attrezzato dal Comune. E allontanano da loro la risoluzione del problema per non assumersi, in vista delle elezioni amministrative, decisioni, come la scelta di ospitare un altro campo attrezzato,  che sarebbero in ogni caso impopolari. Per non inimicarsi gli elettori, preferiscono rifiutarsi: una colpa, non grave elettoralmente visto che i membri dei comitati per i rom non votano a Giugliano, e che i  rom non votano proprio. E, per non sentire il carico del lassismo e dell’indifferenza o, peggio, dell’accusa di razzismo, i politici si rifugiano in una realtà parallela, chiedendo aiuto agli enti sovracomunali (sono partiti già Sos a Caldoro e al ministro Interno), cioè a una specie di comitato di extraterrestri che arriva bonifica le aree inquinate, sistema su Marte i rom, e restituisce a Giugliano porzioni di terra, magari da destinare alla speculazione edilizia. Le case senza monnezza e senza rom valgono di più. Sono sognatori, in pratica, come quelli che vorrebbero i ragazzi di colore felici a casa propria e le donne dell’est felicemente sposate nei loro paesi d’origine. Ma i giuglianesi sono razzisti? La categoria ha propri rappresentanti anche in città, eh. Ma ora a protestare sono quelli che difendono le ragioni, legittime, di chi teme di essere derubato di quelle poche risorse che ancora garantisce il nostro sistema di welfare. Siamo noi, i nuovi poveri o quelli che hanno paura di diventarlo. La questione rom è diventata un’emergenza sociale ed economica. La vicinanza con un campo rom ha penalizzato per prima le aziende dell’Asi, poi il parco commerciale Auchan, poi l’immagine della cittadella militare Nato e delle imprese turistiche e anche i proprietari delle case là intorno che le fittano agli americani. Due sabato fa, erano scesi in piazza a Lago patria, ora i contadini e i fedeli della parrocchia Stella Maris, a Ponte Riccio, a pochi passi dal cavalcavia sotto al quale i rom si sono accampati dopo la protesta dei residenti del litorale. Sono un problema, questo è evidente. Il problema dell’accoglienza (no, sì, ma dove?) si trascina da anni e la serie di sgomberi (dall’Asi dove avevano vissuto per trent’anni fino ad aprile 2011 e poi da una serie di campi occupati abusivamente) ha costretto 387 rom, di cui 212 minori, rimasti esclusi dal campo attrezzato del Comune, a girovagare sul territorio da un anno e mezzo. Un esodo che, di sgombero in sgombero, costa molto, anche in termini sociali. Fa paura, ma non viene fermato. Segno che la soluzione, evidentemente, addirittura terrorizza.

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