Il caffè mi rende nervosa, ma rivedere il film mi fa impazzire di gioia

Ci sono un sacco di motivi per cui continuo a collaborare da sedici anni con Il Mattino pur non avendo il contratto e, ahimè, nessuna speranza di averlo. Mi fa calore, mi appassiona e mi fa sentire parte di un fatto bello. È il giornale che vedo comprare ancora oggi da mio nonno, è quello che leggeva mio padre. Roba infantile, direte. È vero, non posso obiettare. A questo aggiungo, un altro aspetto importante: posso raccontare cosa succede sul mio territorio di adozione, il Giuglianese, che amo nonostante il degrado, e farlo col privilegio di essere napoletana (quindi, distinta e distante). Cerco di farlo tutti i giorni, dando voce alla vita, ora sonnecchiosa ora fin troppo vivace, dalle pagine del quotidiano che meglio di tutti per me rappresenta Napoli. Così, non potevo che amare il film “No grazie, il caffè mi rende nervoso”, che ho rivisto al cinema Martos metropolitan ieri sera (grazie a Francesco Borrelli, amico ambientalista, che promuove il recupero e la condivisione della cultura napoletana) a trent’anni dall’uscita in sala, dopo aver chiacchierato un po’ con Lello Arena (nel film Michele Giuffrida, goffo giornalista de Il Mattino) e James Senese (se stesso), protagonisti di una delle scene più geniali del nostro cinema. Il film è pieno dei luoghi della città, così com’era all’epoca: la sede del giornale, le piazze ora pedonali con le auto, il porto, le cabine telefoniche al posto dei cellulari…e poi Massimo Troisi che interpreta se stesso e poi finisce “acciso”. E che vogliamo dire della parlesia (scartiloffista o scatuozzo?). Chi non ha mai visto il film, fa torto a Napoli e a se stesso.

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4 Pensieri su &Idquo;Il caffè mi rende nervosa, ma rivedere il film mi fa impazzire di gioia

    • tiemp’ bell”e ‘na vot’…. Concordo sulla Golden age, ma devo richiamarmi all’ordine: la nostalgia degli anni poveri ma belli non ci fa apprezzare quel poco di bello che c’è ancora oggi. Tutto sommato, il caos generale non disegna solo segni incivili e cattiverie da ignoranti 🙂

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