Quando la crociata antidiossina si basa sul volontariato, poi…?

Senza pecunia non si cantano messe e il ministro Clini fa orecchie da mercante davanti agli appelli lanciati dai Comuni del giuglianese attraverso la prefettura. Non fa specie manco l’appello di Sepe. Almeno, finora. Risultato? A Giugliano la bonifica resta un miraggio e non si riesce nemmeno a limitare il danno, scongiurando i continui e persistenti e velenosissimi roghi tossici, con l’installazione di nuove videocamere per la sorveglianza. Controlli nè veri, nè virtuali, in pratica. Zero spaccato. Così la paura fa 90 e i cittadini si attivano assieme alle associazioni di ambientalisti, i quali si sono dati appuntamento per domani, alle 17.30, all’ingresso dell’ipermercato di Auchan Giugliano per organizzare delle ronde assieme al Wwf. Si parte per l’ennesimo monnezza tour allo scopo di registrare lo stato dei luoghi, segnalare criticità e convincere i contadini a non bruciare. E se si incontrano criminali? Si allertano le forze dell’ordine, mettendo in conto anche tempi lunghi di intervento. Questo solo potranno fare anche i vigilantes dell’ambiente messi al lavoro grazie a un bando pubblico dal Comune di Giugliano (selezioni domani). Anche loro in strada come volontari. C’è il rischio che, però, i bravi cittadini si espongano e segnalino gli sversamenti tossici, investendo tempo ed energie per tutelare la loro salute, ma poi che succede? Chi rimuove i rifiuti incendiati o arresta i criminali? Di segnalazioni, foto e denunce è piano il web, ormai. I precedenti non confortano: il primo monnezza tour risale a dieci anni fa e fu un’idea di Raffaele Del Giudice, ex direttore di Legambiente Campania, all’epoca fondatore del circolo Gea Qualiano. E non è l’unica iniziativa datata. Il primo tavolo tecnico per discutere delle misure da adottare per salvare la cosiddetta terra dei fuochi, si era costituito a fine 2009 e da allora, tra interventi decisi e cali di attenzione, il fenomeno degli incendi dolosi di spazzatura non è mai stato sconfitto. Anzi, il perimetro a rischio si è esteso dalla zona Giugliano- Qualiano- Villaricca, verso il litorale domitio fino all’area flegrea e, addirittura, dall’altro lato, fino alle pendici del Vesuvio, attraversando anche la città di Napoli.  Il metodo criminale è sempre lo stesso. I carichi di veleni vengono smaltiti in tutta fretta utilizzando dei mezzi piccoli lungo le strade periferiche accanto a decine di copertoni, e il gioco e fatto. Basta una piccola miccia per incendiare tutto senza correre il rischio che vento o pioggia spengano le fiamme: i copertoni hanno un alto potere calorifero e mantengono costante l’incendio. E quando la colonna di fumo si innalza in cielo, i criminali si sono belli che dileguati. Che bravi, eh.

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