La nuova schiavitù: i braccialetti dei villaggi turistici

“Ma toglilo, no!?”. “Ma vale tutta la stagione, ci posso tornare pure a settembre”. “E tu lo indosseresti fino alla fine del mese?!”. È di plastica colorata, si porta al polso agganciato da un incastro malefico che ti impedisce di sfilarlo senza romperlo e indica a vista la tua residenza estiva. Il nome di un camping, di un residence, di un villaggio piuttosto che un albergo. Indossarlo regala lo status di vacanziere DOC.  Di serie, però: A o B. Il braccialetto serve solo per avere accesso alla struttura oppure anche per consumare, top dei top, liberamente al buffet cibi appetitosi  e drinks con la ipercalorica formula all inclusive. Distinzioni per colori in base ai diritti (ahinoi) acquistati nel pacchetto vacanza. Ci si sottopone volentieri a questa schiavitù. Io rifuggo, ma per darmi un po’ di tono ricordo di averne avuto anche io uno. Di un campeggio sardo. È rosso, o forse no, e sta in una scatola di ricordi.

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