Tombini fumanti, a Giugliano si chiude una scuola per inquinamento

Non è un caso che la chiusura per due giorni di una scuola a causa dell’inquinamento si verifichi sul litorale di Giugliano, il comune col più alto numero di discariche (42) e il maggior numero di ecoballe accatastate in tutt’Italia (sei milioni). Epicentro della terra dei fuochi, dove i rifiuti bruciano senza sosta, o di quel pezzo di territorio che sempre Legambiente chiama il triangolo della morte per l’alta incidenza di patologie tumorali. Qui i contadini hanno poca voglia di coltivare la terra- attività che diventa sempre meno redditizia-  e abbandonano i campi, facendo il gioco dei camorristi che acquistano i terreni a poco e li rivendono alle grosse società che ne fanno discariche. E, poi, chissà come mai scaricano abusivamente pesticidi e diserbante appestando l’aria che respirano 400 ragazzini della scuola di Lago patria. La pratica non è originale: Legambiente ha denunciato a più riprese il fenomeno dei “tombini fumanti”, indicativi dello sversamento di materiale nocivo nelle fogne. Finora la pratica era consuetudine a ridosso della zona Asi, ora è evidente che si è estesa anche in altre zone. A testimonianza che negli ultimi trent’anni, a Giugliano si è sempre meglio consolidata la pratica dell’illegale, specie sul litorale, tra Licola, Varcaturo e Lago Patria. Proprio a pochi passi dalla scuola Vitale di via Madonna del Pantano, per esempio, si trovano un’ex cava trasformata in discarica abusiva, poi posta sotto sequestro, e numerosi altri siti di sversamento illegale. E’ una terra che ha tutti i requisiti per essere di nessuno: molti spazi liberi di campagna da sventrare, zero controlli e scarsa illuminazione. Facile in questa condizione attuare lo sversamento incontrollato e  abusivo di ogni tipologia di rifiuto. Basta un letto di combustione, offerto dalle pile di gomme d’auto abbandonate qua e là, e il gioco è fatto. E la Vitale non è l’unica scuola accanto a una discarica. Le finestre del Quarto circolo di via Ripuaria, a Varcaturo, si affacciano su un’ex isola ecologica trasformata nel tempo in una pattumiera gigantesca. Ma anche la succursale dell’istituto d’agraria, quasi all’incrocio con la Domitiana soffre della vicinanza cronica di cumuli di sacchetti di spazzatura. Che dire, a sentirsi sacchette tra le sacchette, qua i ragazzi lo imparano da piccirilli.

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