C’e’ più gusto a restare nella Terra dei fuochi

Ha ragione Cantone quando dice che le cose fatte su questo territorio hanno un sapore più bello. E non si riferisce solo ai frutti coltivati sulle terre di Don Peppe Diana a Casal di Principe dai ragazzi testardi di Mirella, ma al gusto di non perdere di vista l’obiettivo che, ricordando le parole di don Ciotti, non e’ solo il ripristino della legalità dove viene negato ogni diritto, ma anche quello di arrivare finalmente a un’assunzione di responsabilità, chiedendosi in pratica cosa si può fare per migliorare le condizioni di vita sul nostro territorio. “Basta delegare, chiedere agli altri- ha detto Cantone – interroghiamoci anche sul nostro ruolo. Tutti quanti. Non parliamo più solo di diritti negati, ma anche di adempimento dei doveri. La camorra si fa forte del “non c’è più niente da fare”. Cantone ha parlato ai ragazzi del campo estivo di Libera che arrivano da Ancona, Milano, e agli studenti del liceo Iommelli a San Cipriano d’Aversa in una villa confiscata ai clan e trasformata da un’associazione in una casa famiglia per disabili psichici. L’occasione? La presentazione del testo collettaneo “Carta Straccia. Economia dei diritti sospesi” (ad est dell’equatore) assieme al curatore Antonio Esposito e ad alcuni degli autori, tra cui io.

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