Bombe a Napoli, a Carnevale io mi travesto da Gheddafffi

Aveva fatto scalpore a Napoli la vendita del costume di “zio Michele” l’assassino di Sara Scazzi, ma dopo la bomba esplosa al Comune sulla testa della Iervolino, a noi non resta che travestirci, ovviamente per protesta, dal libico Gheddafi per sentirci anche noi legittimitati (ma possibile che possa agire impunito così…) a far esplodere quell’arrabbiatura dentro che, diciamocelo, coltiviamo un po’ tutti. Un raggio laser io, per esempio, lo desidero da tempo. Per disintegrare le frustazioni e le inquietudini che questa vita ora ci regala. I cumuli di immondizie, le brutte notizie sull’aumento della benzina e dei biglietti dei tram, le cattedrali nel deserto, le aziende criminali, gli enti inutili, i licenziamenti; mentre assistiamo impotenti ai giri di ballo con le escort di nuovi e vecchi candidati della camorra. Contro le lungaggini della burocrazia, contro il traffico, la violenza e l’arroganza. Da utilizzare per far scomparire dalla vista il solito automobilista strafottente e criminale che apre il finestrino e getta fuori l’involucro di plastica del pacchetto di sigarette.  Se Napoli non è ancora Tripoli, poco ci manca. Le rovine si contano con un solo sguardo. L’Onu venisse qua, forse a Napoli c’è ancora tempo per intervenire prima che scoppi una guerra. Chè tanto di rivoluzione non se ne parla proprio.

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