Trent’anni di terremoto infernale

Avevo un cane piccolo piccolo che si chiamava Baffi, come la bimba protagonista di un telefilm americano. Telefilm, come si chiamavano negli anni Ottanta, e non fiction come adesso. E fu proprio la mia cagnetta la prima a precipitarsi giù dal terzo piano mentre noi quattro – mia madre, mio padre, io e mia sorella chicca – ce ne rimanevano abbracciati sotto la porta d’ingresso osservando le scale dei tre piani sotto di noi dondolare furiosamente… Furono attimi di terrore. Non avevamo nemmeno il coraggio di immaginare come sarebbe finita. Nello stesso tempo un palazzo di via Stadera, a Napoli, crollava e in Irpinia morivano migliaia di persone. Non lo sapevamo ancora quanti morti c’erano stati, ma quella notte dormimmo in strada, come tutti del resto, cercando di ascoltare la radio e saperne di più… Era il 23 novembre del 1980, lì è nato il mio interesse per le catastrofi e per i  reportage. Una traccia indelebile nei ricordi. Tutti sanno raccontarti dove si trovavano quella domenica sera, poco prima delle 20, anche se sono passati trent’anni, anche se da quei ricordi manca qualcuno all’appello. Ho visto davanti a me quella scena mille volte : mio padre che ci viene a prendere nella stanzetta dove giocavamo, il tremolio della sedia sulla quale ero in piedi per prendere dei giochi dalla libreria, il lampadario che svolazzava. Stamattina sono andata a vedere la mostra  fotografica dei vigili del fuoco, a palazzo reale. Sono rimasta di stucco osservando le immagini di uomini che scavano con le mani per trovare altri uomini, possibilmente vivi. E immaginavo che i pompieri al lavoro allora non sapevano mai in anticipo cosa avrebbero trovato sotto le macerie. Alla mostra (si può visitare ancora oggi) ho visto esposta anche una copertina dell’epoca dell’Espresso che titolava “sotto accusa il potere” e ho ripensato alle Br che pochi mesi dopo sequestravano l’allora assessore regionale all’urbanistica Ciro Cirillo per tentare di governare la ricostruzione del post-terremoto. Allora ancora non lo sapevamo, poi, come sarebbe andata a finire…

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6 Pensieri su &Idquo;Trent’anni di terremoto infernale

  1. veramente il tuo ricordo non è esatto. quando il cagnolino è precipitato giu’ non c’erano babbo e mamma tua, ma io, cheri, nonno e nonna.E sono io che sono scesa giu’ a raccoglierlo, non ti dico che impressione e che paura.Fortunatamente quel cane ce l’ha fatta a sopravvivere e ce la faremo pure noi…il 2011 sara’ colmo di giorni da vivere….

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  2. lilly, quella era la scossa del 14 febbraio 1981. mamma e papà erano usciti e voi tutti stavate da noi. il 23 novembre è sicuro che è come l’ho raccontata io, papà aveva la faccia gonfia per un’infezione al molare e conservo anche una foto – sfottò con la sua faccia accanto alla prima pagina del mattino che diceva “fate presto”. kkk

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