A noi l’inquinamento ci fa un baffo

Che nella terra dei fuochi siano avvelenati acqua e aria non spaventa nessuno. No, no. Nemmeno gli acquirenti di frutta e verdura che continuano a fare riferimento all’area di confine tra Caserta e Giugliano, la più colpita dall’inquinamento, per scegliere i prodotti da mettere in tavola. Dalle fragole alle peschenoci, passando per le albicocche. E se quest’ultime hanno subito un calo nelle vendite è stato solo per colpa delle piogge che ne hanno danneggiato la produzione. Insomma, secondo il bilancio dei concessionari del mercato ortofrutticolo di Giugliano, uno dei maggiori di tutto il sud Italia, le rivelazioni del pentito Gaetano Vassallo sui traffici illegali di spazzatura – interrati a ridosso delle coltivazioni- non hanno sortito gli effetti nefasti che si prospettavano ad inizio stagione. Nè ha influenzato gli acquirenti la scoperta di duecento pozzi inquinati. Anzi, dicono gli addetti, facendo un paragone tra i dati di vendita e di prezzi di questa estate, c’è stato persino un leggero miglioramento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un caso limite? Ricordo che Catenacci, ex commissario per l’emergenza rifiuti, dati alla mano eh, in parlamento sostenne che in quest’area la reazione dei residenti era così bassa da poterne consentire ancora lo sfruttamento per l’attivazione di nuove discariche. Ma come siano noi? Impavidi, ingenui, strafottenti, disinformati o folli? Chissà. Certo è che per l’incubo inceneritore a Taverna del Re si discute assai poco. Intanto, per gli agricoltori non c’è da meravigliarsene: sostengono che i consumi vanno bene perchè i loro prodotti sono sottoposti a controlli molto rigidi e severi perché nella maggior parte dei casi vengono destinati alla grande distribuzione. E le relazioni degli esperti parlano di tracollo solo entro il 2064. Insomma, siamo ancora lontani dalla catastrofe. Ma, soprattutto, dalla percezione di tutte le catasfrofi in corso.

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