Una terra di veleni e di ingiustizie

Vincenzo e Nunzia vivono in un’oasi verde a Qualiano.  Ti accolgono con calore nella loro abitazione, che è un angolo di paradiso, e puoi subito capire che solo una clamorosa ingiustizia e non certo l’imperizia può aver rovinato il lavoro di una vita. Sei anni fa Vincenzo, che per primo ha introdotto la coltivazione di kiwi in Campania, ha visto le sue piantine sofferenti e ha deciso di attivare il pozzo artesiano del suo terreno, a poca distanza da Tre Ponti di Giugliano, dove si concentrano numerosi impianti di smaltimento dei rifiuti. Una fiammata e poi un botto, e nel giro di una settimana sono morte 600 piante, con le radici lessate dal forte calore sprigionato dal gas presente nel sottosuolo. La coppia è stata coraggiosa: ha subito avviato una battaglia legale, pur sapendo che sarebbe stata difficile dimostrare la responsabilità della cattiva gestione di una cava per la Fos. Ma qualche giorno fa, dopo aver investito già quindicimila euro per altre perizie, ha deciso di rinunciare al processo. Andare avanti avrebbe richiesto un investimento di 40 mila euro per dimostrare, attraverso indagini geologiche e chimiche, la relazione “causa-effetto” dei danni (essicazione per colpa del gas sprigionato dai rifiuti).  Senza l’aiuto delle associazioni di categoria, i coniugi si sono sentiti disperatamente soli.

Non c’è giustizia in questa terra di veleni

http://sfoglia.ilmattino.it/mattino/sfoglia.php?pbk=1&Date=20091013&Edition=CIRC_NORD&Section=NAZIONALE&Number=38&vis=G

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24 Pensieri su &Idquo;Una terra di veleni e di ingiustizie

  1. Chi ama la nostra terra continua ad avere schiaffi. Continua ad avere, attraverso queste disavventure, tonnelate di fiele che dal fegato infestano il cuore del più innamorato meridionale che ci sia. Perchè nessuno si attiva per risolvere definitivamente questa sistematica distruzione delle nostre terre, delle nostre genti, delle nostre vite… delle nostre anime? La perizia dovrebbe essere a carico dello Stato e lo stato dovrebbe affiancarsi a questo cittadino nella sua lotta e non violentarlo come sta facendo. Vincenzo e Nunzia la vostra lotta è la nostra, di tutte quelle persone che terrorizzate dallo scempio in corso vorrebbero cambiare le cose ma che si sentono sempre più soli, in attesa troppo spesso di scappare via.

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  2. Every day people talk about sustainability, environmental protection, Kyoto Protocol and while big nations discuss about future safeguard, some persons, always the same, continue to protect their interests…. a fight based on profit, a fight based on social impoverishment.
    My voice is the voice of my land, Campania, that is actually very little sustainable.
    My land feeds on arrogance, Campania feeds on ignorance!
    Campania is a region where transience becomes perennial, progress becomes regression, communication is limitation, freedom of expression is a slow death sentence.
    In this land, where not even God can neither save the souls nor appearances, I organize my fight.. as a person, as a citizen.
    Grown in the land dominated by the Spanish, by the Normans, the French, I can’t go forward without turning, I don’t look at the future hoping for an idyllic end … as Orfeo I look around, I see my Euridice and I regret for this sad reality.
    Ho abbondonato da tempo la terra che di ‘felix’ ha ormai ben poco. Vivo nella vera Europa sperando in un futuro migliore e augurandomi che la mia terra nativa risorga dopo la sua condanna a morte.
    Sostengo I miei genitori nella loro lotta.

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  3. Per quanto possa essere solidale con chi è andato via, una fuga resta una fuga. Per quanti sinonimi possiamo trovare per ingentilire il senso immenso di saudade che attanaglia le anime di chi è innamorato di questa terra e la lascia in mano ai predoni con la sua assenza, resta il fatto che sempre di abbandono si tratta. Investiamo il nostro tempo sui motivi della trasformazione in colonia della nostra terra. È dal 1861 che accade. Da quando la nostra patria non si volle piegare ai poteri delle banche e della massoneria, delle mafie e delle altre nazioni guerrafondaie che ci circondavano. Personalmente finché avrò vita opererò nel mio piccolo in e per questa terra, affinché i nostri avi non siano morti invano, resistendo ai Savoia, ed al mare di un bastimento.

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  4. daltonico, sono con te. ma morire dentro restando a guardare impotenti fa sempre molto male….vivere una vita di occasioni perse è frustrante, lo saprai meglio di me. questa sofferenza diventa insopportabile. ho fatto della scelta di restare qua una scelta di vita, ma non è servito a nulla…..

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  5. Il senso di impotenza è ciò che la criminalità cerca di importi come arma letale, facendoti credere che sia un dogma. Basta volerlo e non sarà più così. Basta superare la paura e tu sai di cosa parlo. E soprattutto basta comprendere che non si è soli. La paura è la porta d’entrata della malavita.

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  6. Non è stata una ‘fuga’ la mia, è stata la scelta di un’istruzione migliore, la scelta di possibilità di crescita basata su meritocrazia, la scelta di munirmi di speranze e non di disillusioni, sconfitte e amarezza. Ogni giorno mi trovo a spiegare la situazione che abbiamo in Campania è un modo di diffondere e sensibilizzare coloro che conoscono l’italia solo come meta turistica; è comunque una lotta non in Loco, non in prima persona ma sempre lotta è! È del silenzio che si deve aver paura, è quando la logica del ‘dimenticatoio’ entra in atto che si deve temere la sconfitta.

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  7. Preciso che non mi permetterei mai di giudicare alcuno! Ci mancherebbe! E quindi mi scuso se può essere passato un messaggio errato. Parlo della mia esperienza di girovago che mi permettere di essere nomade ma di tornare sempre nella mia terra. E scopro ogni giorno che non vi è alcuna superiorità negli altri popoli ne in altre terre. Le immagino sempre come violenti predoni che hanno violentato, bruciato, depredato e raso al suolo queste aree, dicendo poi ecco vedete, questi non hanno nulla se non la melma ed il lerciume umano in cui vegetano.

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  8. Non è stato facile partire, ma era ogni giorno sempre più difficile restare. Non esiste la società perfetta e di gente in odor di santità non ne ho incontrata lontano dalla Campania Felix. Esiste però un altro mondo possibile, o approccio al vivere quotidiano o semplice convivenza civile, la si chiami come si vuole. Io la cercavo da sempre e in parte l’ho trovata, andando via. Fuga o semplicemente voglia di “normalità”? Per anni mi son sentito Don Chisciotte nel fare semplici discorsi di civiltà e sentirsi dire….ma qui siamo a Napoli…e allora vattenne a part e copp…ma tu suonn a uocchie apiert….ma, se, vabbè, si però…. Il ritorno sporadico in Campania mi rattrista ogni volta sempre più, perchè senza scivolare in un banale festival di ovvietà è inutile dire che sono orgoglioso delle mie radici. Radici che non ho mai ingabbiato in sterili campanilismi ma che ho miscelato sempre con una visione globale del vivere, andando oltre le apparenze, i luoghi comuni, il sentito dire. E quando mi si dice…però non sembri napoletano….rispondo:”Sono un portatore sano di napoletaneità”. Scusate lo sfogo…un saluto dal profondo nord-est.

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  9. andare, restare….portarsi dentro e addosso la napoletanità…. oppure no. andare via senza rimpianti nella convinzione che allungare le distanze tagli ogni legame e, quindi, ogni dolore. oppure soffrire a distanza…. certo è che, qualsiasi cosa si decida di fare, non è mai semplice e indolore.

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  10. Sto meditando da più di un anno di andare via. Andare in Romagna dove ho già degli affetti. Non ci riesco complice la crisi, complice un lavoro buono che ho adesso, ma mi riesce difficile trovarne un altro.
    Eppure ogni volta che torno da quelle terre mi sento come la ragazza della pubblicità della costa crociere: faceva le bolle nella vasca da bagno cercando di emulare la jacuzzi della nave. E piangeva.
    Sì, mi viene da piangere perchè penso che abbiamo le stesse regole di quella gente : non parlo di politica, investimenti o altro. parlo della vita di tutti i giorni che ci è resa difficile da questo nostro essere ….. napoletanita. Una maschera comoda dietro cui almeno una volta nella vita ci siamo nascosti. Abito Chiaiano, fanno la raccolta differenziata. E la gente per buttare l’umido usa la busta di plastica. E per andare nel negozio parcheggia in seconda e terza fila. Cerco di difendermi rispettando le regole, di credere nel mio meridionalismo, nel pensare che i savoiardi siano dei porci, ma ogni giorno lo sconforto aumenta soprattutto se penso alla mia bambina.
    Credo che cercherò di perorare la causa dall’esterno e insegnerò il napoletano e Napoli a mia

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  11. Andare, restare… un’opzione vale l’altra se non si lotta… se non si ribadisce fino alla nausea il nostro disprezzo per chi spezza dei sogni (in questo caso le amministrazioni locali).

    I movimenti sociali, le associazioni, i gruppi d’acquisto solidale, la rete ci devono far capire che è non solo possibile… ma inevitabile. Guardiamoci attorno…

    Grazie sempre Tonia.

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  12. Mi ha fatto piacere aver in qualche modo suscitato un piccolo dibattito sul tema:”Quando il tuo paese è in mano a gente senza valori e senza morale,che arresta ogni forma di sviluppo,depredando le risorse,ipotecando il futuro dei giovani onesti che non sono disposti ad accettare favori e raccomandazioni,è piu’ giusto andar via o restare?
    Neanche io saprei darvi una risposta.Forse sarebbe opportuno viaggiare,conoscere altri mondi,altri modelli,
    per capire che ci sono posti dove c’è ordine ,decoro,rispetto per la gente,e poi tornare,se ancora ci riesci!

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