In Europa piove in napoletano, a Kabul piovono bombe

La radio oggi ha segnato due momenti importanti della mia giornata.

Mi ha fatto crepare dalle risate la messa in onda del discorso in napoletano di Rivellini a Strasburgo. Folcloristico il suo intervento a favore del sud che, suo malgrado, pone l’accento anche e soprattutto sulla questione “culturale” del meridione. E anche su una abitudine tutta nostra di mettere sull’avviso il nostro interlocutore quando ci vogliamo dare un tono.  Diventa significativa (fonte ilmattino.it) la minaccia dell’uomo Pdl quando dice: «ausann (usando, n.d.r.) nà metafòra putesse dicere che ‘a nostra protèsta è comme quanno schizzichea (pioviggina, n.d.r.) , evitammo c’arriva ‘o pata pata ‘e ll’acqua (una tempesta n.d.r.)». Lo ha detto mandando ovviamente in tilt il sistema di traduzione della seduta plenaria. Questa parte dell’intervento ovviamente non verrà verbalizzata.  Un figurone – riportato con grassi commenti dai media di tutt’europa- non c’è che dire. Dalle corna nella foto del G8 al kapot del premier. Fino alla battutaccia dell’europarlamentare napoletano. Ora all’estero avranno una cosa nuova di cui discutere per dipingerci definitivamente come politicamente approssimativi. Maniaci sessuali, zuzzurelloni e da adesso pure ignoranti.

Mi ha riempito di angoscia l’interruzione di un programma radiofonico per un’ultimora da brivido. Avevo capito che si trattava di qualcosa di grosso: pochi secondi per passare in rassegna le tragedie che avrebbero richiesto lo stop e il passaggio della linea alla redazione giornalistica del Gr. Ho temuto un attentato terroristico in Italia, la morte improvvisa del papa o del premier prima di apprendere poi dell’attentato in cui sono morti sei militari italiani a Kabul. Triste storia. Non mai stata interventista, mai stata di facile commozione in questi casi (ritengo che chi decida di entrare in guerra e chi parta per la cosiddetta missione metta in conto anche l’incidente), mai stata contro il ritiro delle nostre truppe.  Ora sì.

Non si aspetta che ci scappi il morto prima di ridefinire e discutere della presenza dell’Italia inAfghanistan.

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