Un’Italia di cartone. Come la valigia degli immigrati

Penso al dolore di chi a casa propria non ha nulla e che, guardandoci in TV,  decide di imbarcarsi in un’avventura rischiosa pur d’inseguire il sogno del benessere italiano.  Mette un capitale di sacrifici in mano ad un criminale e spera di poter venire a vivere qui in Italia, come vivono le nostre veline, i nostri tronisti, i nostri papi e i nostri calciatori. Arrivano a pochi passi dalla nostra costa, si sentono già con un piede sotto i lussuosi tavoli dei ristoranti di lusso dove si svolgono lussuosi coca party… e poi, brutalmente, subiscono il brusco risveglio del rimpatrio coatto. Immagino la rabbia e la loro disperazione. E, in tutto questo Berlusconi non è certo esente da colpe, come padrone dei mass media e come premier. Prima crea un’Italia mediatica fasulla di perfezione e prosperità e, poi, chiude davvero la porta a chi vuol arrivare qui ad afferrarla. Ha creato un’Italia che non esiste, degna de “Di questa vita menzognera”, lo scenario prospettato dallo scrittore Giuseppe Montesano. E adesso per fermare gli immigrati, il premier non deve solo chiudere la porta. Non serve, non basta. Deve ordinare alle sue antenne di smettere di passare messaggi falsi, specie sulla crisi economica. Si dicesse la verità. Questa è la soluzione: se all’estero si percepisse che siamo un paese allo sbando, manco gli africani più disperati ci vorrebbero vivere e non avremmo bisogno di far intervenire persino il papa vero e l’onu contro il rimpatrio coatto.

Dobbiamo rassegnarci: siamo un’Italia di cartone, un’immensa cinecittà.

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6 Pensieri su &Idquo;Un’Italia di cartone. Come la valigia degli immigrati

  1. Il premier di questa finta nazione, mai unita e mai voluta se non dalle mafie massoniche e dalle becere potenze straniere, esprime tutta la volgarità e la menzogna possibile. È antietico, immorale, svergognatamente squallido, vecchio e terribilmente xenofobo, fascista, imperatore della melma di veline, troie e fanfaroni dal pensiero pessimo e dal fare inutile, recettore di servigi intimi di viagrara memoria, arancione di cerone fino all’ano. Che fosse un vero AriAno?

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  2. Secondo me è ora di iniziare a chiudere questi programmi inutili e pensare realmente una buona volta ad una legge seria sull’immigrazione, perchè in ogni paese esiste in Italia non lo vogliono fare perchè non gli conviene e non parlo solo di Silvio che attenzione non è immune da colpe.Qundi cittadini di questo paese diciamo basta e cambiamo noi il nostro paese non chi ci governa.Poi un grosso plauso a chi come Tonia fa il suo lavoro egregiamente mettendo tutti i puntini sulle i.

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  3. Io penso che le cose siano migliorate, negli anni scorsi l’esponente della Lega, Irene Pivetti, al tempo parlamentare, “consigliò” di buttare a mare gli invasori albanesi. La dichiarazione è del 27 marzo del 1997, il giorno seguente la nave militare italiana “Sibilla” speronò la nave albanese “Kater I Rades” provocando la morte di 108 migranti, i soldati prendono le cose troppo alla lettera.
    Adesso, la marina italiana, su decisione del ministero degli interni si limita ad “accompagnare” le navi al porto di partenza, in barba al diritto d’asilo.
    La sinistra non è priva di colpe, nei due anni del governo Prodi il problema dell’immigrazione non è stato trattato come si doveva, forse non è stato trattato per nulla. La destra, invece, grazie soprattutto all’apporto xenofobo-fascista della Lega, è riuscita nel suo intento: oltre a rispedire l’immigrato a casa prima che tocchi terra, gli ha dato una “maschera”, la maschera del capro espiatorio.
    La criminalità, la povertà, la crisi, ecc. sembrano causa diretta o indiretta dell’immigrazione. L’extracomunitario (così è definito, anche un americano lo è, ma l’americano non perde la propria nazionalità, mentre i libanesi, i marocchini, i senegalesi, sono tutti marchiati dal medesimo appellativo, che è talvolta un dispregiativo) è il male assoluto.
    Ha ragione Tonia, quando definisce la nostra Italia di cartone e “fasulla”, io aggiungerei anche corrotta.
    Finché non si capirà che l’immigrazione è una risorsa, non solo economica, ma anche culturale rimarremo sempre il solito paese di mediocri.
    Pasolini nella poesia Profezia preconizzò lo sbarco di massa di uomini e donne che arrivano in Italia “per insegnare ai borghesi la gioia della libertà”, gioia che abbiamo ormai perso.

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  4. purtroppo io i leghisti li sento parlare ancora così. A un incontro pubblico a reggio emilia – poco prima di natale – il sindaco di verona, ottenendo grande consenso e sorrisi di compiacimento, comlicità e assenso (Mica la faccia sdegnata mia), ha annunciato senza scuorno di essere a favore della scia tracciata dalla pivetti, cioè le bombe contro le navi (che adesso lei coi capelli a cresta, pare più una di rifondazione…ma si sa, il look camuffa, anche le idee)….Uhm, lo dicevo sì, andiamo di bene, in meglio e sono chiaramente ironica (lo ribadisco salvo equivoci. qua non si sa mai). Anche io credo che l’immigrazione possa essere una risorsa. Sì. E non solo dei papponi e dei caporali.

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  5. Che l’Italia sia un paese di cartone, corrotto e alla frutta è un fatto; il brutto è che dipende solo in parte dal mentecatto che adesso è al potere. Suo complice è tutta la classe politica che una volta con lui, un’altra con prodi al massimo “s’indignava” senza però mai passare alle vie di fatto. Mandare i clandestini a casa loro è un atto di forza di una nazione che non ne può più. Etichettare con “xenofobo-fascista” qualche milione di italiani è quanto meno da sempliciotti.
    Ci vogliono regole che non facciano delle infornate periodiche di “non-italiani” (americani, canadesi o chicchessia), delle regole che garantiscano: si arriva in italia solo per canali ufficiali, si è identificati (come tutti gli italiani, basta pensare al codice fiscale), si lavora e si pagano le tasse. Chi sbaglia paga il doppio (è ospite) e dopo torna a casa sua. Lapalissiano. In attesa di queste regole non possiamo far altro che rimandare a casa queste persone e, sottolineo, aiutarle a casa loro (è un dovere morale che abbiamo).

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