Da cornuto a puttana. Quando l’arbitro è donna

“Che culo che tieni, puttana”. Un apprezzamento e poi l’insulto. Sono arrivata in ritardo allo stadio di Giugliano e la prima cosa che ho notato è stata la presenza delle donne. Non sugli spalti a tifare, dove pure ce n’era qualcuna per niente colpita dagli epiteti, ma in campo. Con la casacchina nera e i capelli biondi a coda, c’era un arbitro donna. A bordo campo, invece, la dirigente del commissariato di Giugliano, anche lei bionda. Le uniche due cose che per me hanno fatto notizia. La partita a dire il vero non mi è sembrata granchè: poche azioni convincenti e tante parolacce per “pisciate” e pali. Contro gli avversari, ma anche all’indirizzo della ragazza che arbitrava la partita con un certo piglio: le ammonizioni per le proteste di gialloblu e degli ospiti della Caivanese sono state numerose. I gol due: uno per parte, con un triste finale di parità. Sono l’unica ragazza in sala stampa e mentre i colleghi discutono di schemi tattici, mi guardo in giro. Faccio domande idiote. “E se l’arbitro ostacola un’azione?”. “L’arbitro fa parte del gioco- mi risponde seccato Nando- La palla potrebbe urtarci contro e andare in porta. Il gol sarebbe valido”. “L’arbitro è come se fosse un oggetto del campo: una bandierina”, precisa Lello. Uhm… Questa dell’arbitro oggetto non l’avevo mai sentita. Spero non sia stata la donna bionda (a cui va tutta la mia ammirazione) a ispirare il paragone. Su un terreno di gioco lasciato all’incuria, si legge il declino di una società che, di mano in mano, è precipitata rovinosamente dalla C2 in Eccellenza. Non è mancato il momento di brivido al gol dei Boys della Caivanese. Segna l’ala Mazzotti, arriva sotto gli spalti e, come si giustifica poi, manda baci in tribuna verso i genitori. Dalla curva dei padroni di casa pensano ad uno sfottò e si leva un coro di parolacce. Al 26′ i gialloblu esultano: calcio di rigore e Castaldi fa gol.

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