Siamo morti e non ce ne siamo accorti

Alla Piedigrotta Futurista di Gianfranco Gallo al Maschio Angioino domani sera si esibiscono anche i BidonVillarik, ensemble musicale che suona sulla monnezza: lavatrici, bidoni, vecchi giocattoli sottratti alla discarica. La loro mascotte è un cavalluccio di plastica rossa, adottato dopo esser stato abbandonato su un cumulo per strada. Presentano “Mamma Mia F€te F€te” sui veleni della campania. Il testo di Lello Cardone recita “Siamo morti e non ce ne siamo accorti. Avvelenati”. E pone interessanti interrogativi. “Ogni mattina si svegliano due persone, una avvelena e l’altra vene avvelenata. Tu a quali di queste persone appartieni?”. E riflessioni sul malcostume di questa società non da poco. “Perchè ‘ccà, come stanno i fatti,  mi sa che se sei uno che avvelena ti considerano overo  uno buono, e se sei l’avvelenato ti fanno passare come minimo… pe’ strunz”. Si racconta anche l’omertà. “E si parle p’o ‘bbene nuosto, te mettene ‘ngalere, pecchè nun te fanne cchiù cuntà quanta corne, hanno tenute fino ajere”. Poi, continua così… “L’avvelenato, si sa, è una razza strana, qualcuno si fa avvelenare in silenzio, qualche altro protesta. non si fa avvelenare zittu zittu, insomma dà fastidio. primma ca more è overo mamma mia, allucca, se lamenta, s’incazza”. Diossina piombo, amianto, e che me vuò ‘da cchiù acussì fetente? Io quand’ero piccerillo me mangiave ‘e perzeche ‘e Giugliano, mo si ‘e tocco me se squaglia pura ‘ a mane. ‘o nonno mio teneve a terra, diceve guagliò, chest’è ‘ll’ammore…quando vutte sta semente vasale, e si ce tiene overamente te faccie verè che ciore!”. Poi, la morale: “Tu si chille c’avvelena, ebbravo. Stu seme c’hè menate a qualu ciore t’a purtate? Qual’ammore tiene n’faccia, qual’ammore tiene ‘ncuorpo? tu si chille c’avvelena? e io so l’avvelenato tu tiene ‘o portafoglio chine, e io tengo ‘o fumme niro, Ma zittu zittu dint’a recchia, secondo te, tra tutte ‘e dduje, chi se sente ‘na latrina?”.

E quest’è!

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18 Pensieri su &Idquo;Siamo morti e non ce ne siamo accorti

  1. Archiviate le riflessioni di carattere generale, i non sense e gli scampoli filosofici che in tanti nei giorni scorsi hanno regalato a questo blog, torniamo su tematiche tanto care alla Limatola: rifiuti, territorio, impegno sociale.
    Siamo morti, ci hanno avvelenato, ma siamo ancora capaci di valutare, incazzarci e chiedere una sorta di seconda possibilità, sembra suggerire il post.
    Io dico: ma quale alternativa abbiamo se non quella di continuare a sperare? Tutti i fenomeni della vita hanno una loro durata, un loro ciclo, compresi quelli legati allo scandalo dei rifiuti e all’avvelenamento delle nostre terre. Fenomeni che, almeno nella loro forma più eclatante, sono destinati a cessare. Anche se con colpevole ritardo, infatti, il pentolone è stato scoperto: ci sono inchieste avviate, giornalisti che continuano a parlarne (a proposito, che ne dite delle perquisizioni all’Espresso e quelle nelle abitazioni dei due giornalisti che hanno pubblicato le notizie riguardanti l’onorevole Cosentino?), dibattiti, film e quant’altro. Insomma, non sarà semplicissimo per i criminali (anche politici) di questo settore proseguire con la strategia e la linea degli anni scorsi. E’chiaro, però, che per scongiurare una nuova barbarie, occorre tenere alta la soglia dell’attenzione e, soprattutto, c’è bisogno che i cittadini (e qui sta il grande punto interrogativo) si sveglino e cambino i loro costumi. Lo scandalo rifiuti è stato l’emblema, la punta dell’iceberg, la rappresentazione più evidente, del vuoto etico e politico, ma anche di un approccio culturale nuovo, (dovremmo finalmente prenderne atto) che si registra nel nostro paese da un bel pò, e che ha investito in particolare la Campania. Un fenomeno inziato almeno 20 anni fa, ben prima di Tangentopoli. Ma la nottata passa, prima o poi, così come è destinato a tramontare anche l’attuale – prima osannato e ora tanto odiato – establishment. Ci saranno nuovi i politici, passeranno i magistrati, i giornalisti e persino camorristi. Qualcuno, poi, cercherà di riciclalrsi e qualcuno dato per vecchio tornerà finanche alla ribalta. Morale della favola? Chi si indigna e si incazza oggi (mi riferisco a quelli che nascondevano la testa sotto la sabbia fino ai ieri, che si lamentano della monnezza e continuano buttano le carte a terra), abbia in futuro gli occhi ben aperti; vigili, denunci (se ve ne sono gli estremi) dia l’esempio e si impegni nel proprio quotidiano. Faccia la sua parte, insomma. Altrimenti resteranno le solite chiacchiere.

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  2. Ci ritroviamo alla fine delle vacanze a riprenderci i pugni nello stomaco della realtà… Ha ragione Omero, da ora in poi non possono essere ammesse scuse: … Basta con le solite chiacchiere sulla monnezza… ormai il pentonone è scoperchiato.. la puzza arriva fino al Polo nord.. E ogni napoletano, per evitare di essere deriso e irriso in ogni parte del globo, dovrà dimostrare di aver fatto la sua (anche se piccola.. ma tanto grande invece..) parte…

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  3. Ma la nostra voce la possiamo far sntire anche scegliendo oculatamente i nostri rappresentanti… e rimanendo attivi a sostenerli e anche a contestarli… senza delegare…. perchè cone diceva qualcuno.. la democrazia è una pessima forma di goveno.. ma non ne conosco nessuna migliore….

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  4. Fare ognuno la sua parte…. essere attivi da ora in poi… ma non è che stiamo ricadendo nel giro vizioso dell’eccesso di autocritica che finisce poi per diventare autolesionista?…. dalla serie… “E’ colpa di tutti e quindi di nessuno???…”…. io non ci sto! e vorrei che la gente non dimenticasse chi ne ha veramente colpa… Coloro che hanno trattato e continuano a trattare i Napoletani come “gente speciale” a volte simpatica e a volte odiosa… ma mai come Italiani!!… e così giustifcano gli “interventi speciali” come quelli di trovare un “equilibrio” con l’illegalità nei suoi vari aspetti (nel contrabbando , nella malavita, nei diritti.. nel tifo violento, etc..) che prima o poi sfuggono di mano e causano i disatri come quelli di Roma…. o quelli della monnezza, o quelli del contrabbando, etc.etc….
    Anche con dolore, cerchiamo di non farci rinfacciare di essere napoletani e ricordiamoci di essere invece Cittadini Italiani e Europei… Altrimenti, come dice Omero, i politici, i magistrati, etc… faranno sempre la solita passerella ma con la stessa testa e le stesse idee… e torneranno prima o poi le stesse tragedie umane ed economiche a cui siamo abituati da tanti anni… …. NOTA A MARGINE:chi vuole può avere una sintesi delle ragioni delle cause intentate al TAR del Lazio contattandomi all’indirizzo e.m. “studiofaiello@libero.it”…. Io la mia parte cerco di farla….. con tutta l’autocritica a cui non mi sottraggo….

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  5. mi fa piacere constatare che non siamo soli su questa terra di pazzi e monnezzari… ci siamo noi in rete e tanti colleghi che lavorano seriamente, gli scrittori che sensibilizzano con le loro storie su questo territorio che era e non è più…. diamoci una mossa, ma anche una mano come se ci trovassimo davanti alle macerie di un terremoto. Questo sto tentando di fare io e forse è per questo che studio le catastrofi. Ora è il momento: dobbiamo scavare, scavare, senza sosta, alla ricerca dei superstiti con cui andare avanti per ricostruire.

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  6. Con un ultimo filo di voce per poi eclissarmi nell’oblio dei ricordi e rinascere sotto altre spoglie con un nuovo nome che non dia l’idea di petulante partigianità….dico.: le denunce vanno fatte oltre che sui blog agli organi competenti preferendo la Procura della bRepublica indicando ma possibilmente indicando i denuncianti se non altro per limitare il rischio che si archivi ritenendole inattendibili e fonte di ulteriori reati quali la diffamazione…in ogni caso devono essere tenuti in considerazione come elementi di indagine…per questo è il caso di rivolgersi a persone competenti nella materia.
    aggiungo comunque che non mi fa piacere che questo blog rimanga un semplice e sterile bollettino di guerra e mi sta bene discutere sui programmi e sulla coscienza ma ogni tanto una sana occasione di divagazione non guasta…a meno che non si spettegoli.

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  7. Non sono pienamente d’accordo con quanto dice “giuglianese” in merito alle denunce.
    Io credo che il cittadino comune debba denunciare ciò che le Autorità preposte non vedono non quello che non vogliono vedere. Se c’è una cosa che è sotto gli occhi di tutti, perchè aspettare la denuncia del privato cittadino? Ma vi pare che la mattina il Sindaco, la Polizia i Carabinieri i Vigili, non vedono quello che vediamo noi? Se non fanno niente è perchè c’è la volonta di non fare niente, altro che denunce.

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  8. Perchè.. come diceva Eduardo, i napoletani hanno anche l’aggravante di essere simpatici…. E torna sempre lo sberleffo cialtronesco di Pulcinella che nella sua convinzione idiota crede di essere intelligente….

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  9. Serenè, stò film già me l’aggio visto!!!… nun voglio chiagnere n’coppo o’ llatte… ma nun voglio ca me rimane sempe n’coppo o’ stommaco..!!!! alltrimenti me fanno magnà sempe a mme o llatte rancido e lloro se sbofano e muzzarelle sapurite….

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  10. Concordo con Cesare quando dice che i napoletani hanno l’aggravante di essere simpatici, o meglio di voler risultare simpatici ad ogni costo. Starò pure generalizzando (cosa inevitabile in alcuni casi) ma detesto questo tipo di napoletanità, che per dirla con le parole di Raffaele La Capria, è più che altro una forma di napoletanismo. Lo so, mi sto inoltrando in sentieri pericolosi, solo ad una disattenta lettura fuori tema. Questo napoletanismo, a mio avviso deteriore, spesso propagandato da personaggi (anche famosi) che non vivono la realtà di Napoli, amanti esclusivamente dei luoghi comuni (la simpatia, il calore, il cibo, la furbizia, perchè hanno ben poco da dire per il resto) che circolano sulla città e sui suoi abitanti, è una delle concause che ci hanno ridotto in questo stato. Non nego che certi aspetti non appartengano alla storia della città e anche al dna di questo popolo, ma credo che essi siano stati spesso travisati o osservati e fatti propri soltanto nel loro aspetto più folcoristico. Sono stanco di vedere e sentire in giro sempre i soliti refrain. Detesto, insomma, il napoletano simpatico, quello che deve far ridere a tutti i costi; certe furberie che, ancora nel 2008, vengono propagnadate come virtù da esibire, anche in ambienti prettamente borghesi. E non mi piacciono neanche gli schizzinosi, gli omologati, quelli che hanno dimenticato l’uso del dialetto, ovvero la nostra lingua. Amo, invece, la napoletanità sobria, quella colta, ma allo stesso tempo popolare, quella fieramente (di quel che resta) contadina, quella di chi, pur restando ancorato alle proprie radici, è capace di non essere provinciale. Quella che non si esibisce nei talk show per racimolare un applauso in più. Insomma, continuo ad amare i mille colori di Napoli, le sfaccettature e le contraddizioni, che non possono essere ingabbiate negli stereotipi che anche molti napoletani, purtroppo, continuano ad alimentare.

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