Su un letto di rifiuti e col naso per aria

E’ una storia, prendetela così com’è….mi andava di scrivere un racconto

C’è un pazzo nel quartiere. Dondola sulle ginocchia mentre affronta la salita che porta a casa sua, a due passi dalla vecchia chiesa. Si appoggia ai muri dei palazzi e tira calci ai sassi, tira su col naso il catarro e gli arriva anche la puzza. “Non si può stare, non si può stare”, si lamenta.

Marie si affaccia dalla torre del campanile e guarda in giù, verso la piazza. Scorge appena due che litigano, se ne accorge dal suono aspro delle parole. Non le sfugge un gesto, accennato. Lei gli accarezza la mano e la trattiene giusto il tempo necessario perchè lui capisca che gli vuole bene. Lui si ritrae, ha altro per la testa. Forse sono i venti di guerra che spirano nel quartiere, la paura della malattia che incombe. Non si sa. 

Fabien il pazzo ora corre senza stancarsi, vuole arrivare in cima alla collina prima dei cattivi per essere il primo a scorgere l’alba dietro la montagna. Claudette rammenda vecchi vestiti e pensa al giorno successivo quando la gente correrà da lei a complimentarsi per il lavoro svolto. La sua bandiera di ricami e merletti sarà splendida.

Paul si siede al tavolo e accetta due arance dalle mie mani. Deve rimettersi in forza, dice a se stesso e a me che detesto sentirlo, e per questo ne mangia la più grande. E mi sorride, senza indugiare con lo sguardo, mentre la sbuccia.

Fabien si ferma, è troppo stanco per arrivare fin lassù e si sdraia su un giaciglio di spazzatura. E resta col naso per aria per non soffocare. Domani sarà un altro giorno. Da raccontare senza fantasticare.

 

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