Giugliano non ha tempo, anche la natura ha detto basta

Il ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile per la chiusura del sito di stoccaggio di balle di rifiuti a Taverna del Re, promosso dal Comune di Giugliano, si discuterà in prima udienza il giorno 22 novembre presso l’ottava sezione civile del Tribunale di Napoli. Una tappa della battaglia legale in corso che dimostrerà quanto conta la Giustizia in questa emergenza regionale dei rifiuti, cioè se contano le ragioni di una comunità che da anni è costretta ad accogliere tonnellate di rifiuti, di tutti i tipi. Le discariche autorizzate sono solo una parte dei mali che penalizzano l’aria, la terra e l’acqua dei posti splendidi che abitavamo e che ora sono diventate un’enorme discarica. A cielo aperto oppure sotterranea. Se ci passi dentro, il litorale giuglianese ti rapisce con il verde, con il mare che ti acceca, la pineta secolare che ti consola, Liternum che ti sorprende. Il lungolago ti emoziona coi giochi di luce e le nuvole che si rincorrono mentre gli uccelli cantano. Ma quanto tempo ancora la natura riuscirà a opporre resistenza prima di esplodere in un unico cumulo di rifiuti? E la bonifica? Per devastare un’area basta un’ora, per recuperarla occorrono anni e milioni di euro. Di stanziamenti finora un’acca. Stiamo ancora nella fase delle indagini. E, viene da chiederci, quanti mali ancora invisibili custodiamo gelosamente sotto i nostri piedi e sotto le nostre case. La vicenda di Tamburrino la dice lunga. Nel ’91 scaricò in via Bologna 571 fusti tossici, forse provenienti dalla Karen B diretta in Nigeria, e nel 2007 le indagini del ministero non hanno rilevato la presenza di agenti inquinanti. Sono passati 16 anni, signori. Gli esperti avrebbero dovuto analizzare il sangue delle persone che mangiano la frutta e la verdura coltivata là. Il fenomeno dei tombini fumanti non è solo leggenda. Tubi di gomma che ogni notte iniettano nel sottosuolo, inquinando falde acquifere e terreni, residui liquidi di lavorazione industriale, fanghi e chissà cos’altro. Noi alleviamo dentro di noi il male. Lo dice l’Oms, mica noi. E questo male diventa anche aggressività e senso di sfiducia. A questo i comitati ambientalisti di Taverna del Re tentano di porre rimedio. Blocchi, cortei, le tammorre e le fiabe del Basile per restituire a tutti il senso di appartenenza ad una comunità e al suo territorio per ritrovare la forza e la voglia di lottare.

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