E la battaglia per l’ambiente va avanti

Una lunga protesta, una protesta dura, con momenti di grande tensione, come si sono registrati negli scontri con la polizia, e momenti di fratellanza autentica, come nel corso delle braciate serali e della preghiera corale (ieri c’era anche padre Zanotelli) che ha finalmente coinvolto nella battaglia ambientalista le comunità di fedeli. Un segnale importante. Finalmente ci sentiamo tutti dalla stessa parte, tutti della stessa chiesa e ci muoviamo tutti insieme per la chiusura di Taverna del Re, obiettivo che il 10 mattina ha portato in corteo quasi mille persone e che ha spinto i commercianti alla serrata di un’ora. Tutti insieme nella stessa direzione, insomma, dopo essere stati solo a chiacchiere tutti a favore della bonifica e dello sviluppo di un territorio che annaspa e vivacchia tra le immondizie. Se ne lamentano i ragazzi che vedono sfumare sotto ai loro occhi la possibilità di costruirsi un futuro vicino casa. Se ne dolgono i genitori che si sentono impotenti davanti alle scelte obbligate dei loro figli, dei quali, anche se a malincuore, devono accettarne le decisioni. Ne risente l’economia messa in ginocchio dall’accoppiata malefica degrado- insicurezza. Ne risente la società che, a furia di convivere con i sacchetti, finisce con l’identificarsi nel degrado trasformandosi in un gruppo violento che non intravede speranze e prospettive di riscatto. Un dolore autentico per chi invece tenta di sottrarsi all’apatia. Si fortificano gli ambientalisti che nei giorni di presidio hanno scansato i fossi delle false promesse e delle illusioni avendo, dopo anni di battaglie, la possibilità di riconoscerli a prima vista.  Ma ora cosa succederà?  “Il caso Giugliano” è finito sul tavolo di Palazzo Chigi, ma non si sa ancora quanto questo dibattito tra Prodi, Letta, Bassolino, Iervolino (e perché noi no??) sia stato risolutivo per l’emergenza rifiuti in Campania. Al tavolo coi presidenti delle altre Province, il prefetto Pansa ha indicato nove siti alternativi a Taverna del re. E, puntualmente, si sono registrate nove veementi e sentite opposizioni. Giugliano resta al centro dell’attenzione, nel bene e nel male. Perché rallentiamo lo sversamento, creando non pochi problemi ai comuni vicini e ai salotti buoni di Napoli che restano con i rifiuti per terra. Perché abbiamo denunciato con forza, ed evidentemente con efficacia, che i siti di stoccaggio non accolgono ecoballe ma monnezza tal quale impacchettata, e neppure tanto bene, motivo per il quale ora nessuno li vuole. Nel frattempo? Lo Stato ci vessa e ci maltratta, senza considerare ciò che questa comunità subisce ormai da un ventennio. Venti anni di sviluppo bloccato, venti anni di criminalità, venti anni di degrado. Dire no punto e basta non è facile. Mettere insieme le persone non è facile e per questo non siamo i tantissimi che dovremmo. Andare oltre gli schieramenti politici non è facile. Andare oltre le manie di protagonismo di ognuno non è facile. Non lo è nemmeno resistere all’aria aperta, sotto al sole e con la pioggia, sfidare gli insetti, la puzza, la noia e la paura. Non lo è nemmeno decidere di sdraiarsi davanti ai tir, alzare le mani e sfidare i manganelli.

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