Archivio per 12 Maggio 2008

Macchè spazzatura, noi ci teniamo le ciliegie

Lunedì 12 Maggio 2008

Sono andata al presidio e questo è quello che ho visto io.

“Papà, mi accompagni a casa, devo finire i compiti”. Lo chiede a Filippo, camicia di lino bianca e aria paciosa, uno dei cittadini che si dà il turno al presidio fisso h24 all’ingresso del viale sterrato che porta alla cava di Chiaiano, destinata a diventare l’ennesimo sito di smaltimento dei rifiuti nell’area a nord di Napoli. Spazzatura al posto delle ciliegie a Chiaiano, come al posto di fragole e albicocche a Giugliano. Di domenica sera, ottavo giorno di protesta, l’atmosfera è rilassata, serena. “Sì, sì andiamo piccola. Ragazzi, mi allontano un attimo, ma torno subito: devo accompagnare in giro quelli di Al Jaseera. Ci hanno promesso che non parleranno di noi come dei delinquenti”. Eppure frange estremiste, diciamo così, ci sono eccome. Hanno abbattuto venti alberi per impedire l’accesso dei mezzi alla cava, una ferita al cuore per gli ambientalisti e un’immagine di devastazione che ha fatto urlare allo scandalo i cronisti. “Venti alberi giù per salvarne oltre tremila”, si difendono i manifestanti. La questione è ancora aperta. Ma i cittadini fanno comunità. Cortei, partite di pallone, concerti, fiaccolate e, assieme all’amministrazione, anche un ricorso al Tar. Sotto al gazebo, c’è anche una tv, si chiacchiera, i bimbi colorano, le signore armeggiano con una macchinetta del caffè. Un avviso raccomanda: qua non si bivacca, portatevi i viveri da casa. C’è una casupola di lamiera per proteggere dall’umidità e dal freddo le poche ore di sonno, a turno, di quelli che restano anche di notte. Tutto a pochi metri dalla cava di Cinque Cercole, a Chiaiano, ma sotto le case di Marano, con le pareti a strapiombo e una profondità di oltre cinquanta metri. Qua dovrebbe arrivare, secondo le intenzioni del commissariato di governo, un milione di tonnellate di rifiuti “tal quale”. Per due anni, a partire tra luglio. A Marano e a Chiaiano si aspettano le ruspe scortate dall’esercito da un momento all’altro. I padri di famiglia e le donne si siederanno a terra per impedire il passaggio di operai e mezzi meccanici, ma lo scontro potrebbe essere ben più duro. Perché, se da un lato è vero che ci sono centinaia di cittadini comuni che manifestano pacificamente e che ingannano il tempo giocando a pallone coi loro bambini, dall’altro, inutile negarlo, c’è l’ala estrema quella dura, disposta a tirar mazzate per proteggere dallo scempio il proprio territorio. Che siano i volontari delle associazioni, i ragazzi dei centri sociali o manovalanza assoldata dalle famiglie, che pure hanno i loro interessi da tutelare in zona, chissà. Una cosa è certa il collante che tiene insieme tutta questa gente, di estrazione sociale e fedina penale distinta, è unico: bloccare la discarica. “Questa è casa nostra e da qua non si passa”, hanno scritto. Chiaro il messaggio, no?